DON'T LET ME DOWN

DON'T LET ME DOWN

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Jan 1, 2023
Sapevo che ci sarebbero stati guai. Le tue amicizie non mi erano mai piaciute. Nei loro occhi non vedevo nulla di buono. Solo arroganza e ostilità. Quelle poche volte che ti ho visto con loro mi guardavano come delle bestie feroci pronte ad attaccare. Quasi sentivo il ringhio che precede il ruggito. E tu mi hai sempre odiato, solo perché pretendevo tanto da te. Fino a quel giorno, che ero lì che leggevo mentre ascoltavo i Beatles con "Don't let me down", con tua madre che dormiva con la testa poggiata sulle mie gambe e il volto corrucciato dal dolore. Mi dicesti piangendo che volevi uscirne fuori ma che loro non te lo avrebbero mai permesso. Il parco di ponte di nona non ha lampioni ad illuminare la sua vasta area, ed è lì che hanno voluto incontrarti. "Ti sei portato paparino? Non fa molta differenza, solo allargare un po' di più la buca." Sentenzió il capo branco con di fianco i suoi due compari. Non ho neanche provato a cercare un dialogo. Sarebbe stato inutile. Ho attaccato subito e tu dietro di me. Colti di sorpresa non fecero in tempo a prendere le armi in pugno. A dirla tutta non erano neanche così abili nello scontro. Erano solo degli stronzi. Stronzi che abbiamo dovuto far sparire dalla faccia della terra. Allargammo la buca come aveva detto il capo stronzo e la farcimmo con quell'ammaso di materia inutile al mondo. Mentre ricoprivamo la buca con le loro pale i nostri sguardi si incrociarono nella notte dove solo i nostri occhi brillavano. Non eravamo pentiti. Quello sarebbe stato il nostro segreto. La nostra bugia. Mia e tua, e di nessun altro al mondo. "Non deludermi" ti dicevo da quando eri piccolo. Forse è stato il mio più grande errore, dirti sempre quella frase maledetta. Mamma ora è felice. E tanto basta.
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⚠️ATTENZIONE! Questo racconto è in revisione, potreste accorgervi di sostanziali cambiamenti fra un capitolo e l'altro. Non preoccupatevi è una cosa temporanea. Cosa possono mai avere in comune una classica ragazza all'ultimo anno di liceo ed un classico ragazzo dello spettacolo? All'apparenza nulla. Fanno parte di due mondi differenti: lei è ancora una "bambina", immersa fra i libri ed i sogni adolescenziali. Mentre lui è diventato un "uomo", circondato dalla fama e dal lavoro. Eppure entrambi sono alla ricerca dell'amore. Un amore, che spesso, non ha età. "Stai bene?" Chiede preoccupato, io annuisco. Mi porge la mano per aiutarmi ad alzare. "Perdonami, io non guardavo dove andavo. Scusami." Aggiunge ridandomi lo zaino rimasto a terra. "T-tranquillo. Anch'io ero distratta." Dico sorridendo appena, lui ricambia. Nessuno dei due parla, ma continuiamo a guardarci negli occhi. Perché non riesco a staccarmi? "Io sono Matthew, non mi sono neanche presentato." [...] "Io mi chiamo Beatrice, scusa ancora." [...]

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