Macerie
Le telecamere di sicurezza registrano tutto. Anche quello che non dovrebbero.
Sono le tre del mattino quando la vedo per la prima volta. Maya. Ventitré anni, corpo scavato dalla fame e dalle anfetamine che prende per restare sveglia durante i turni doppi. Pulisce i residui chimici della ex-fabbrica Kellerman con le mani nude perché i guanti costano troppo.
Non sa che la sto guardando. Non sa che ogni sera, quando tutti se ne vanno, io resto qui a masturbarmi guardandola muoversi tra i barili di scorie tossiche che mio padre ha nascosto nei sotterranei per trent'anni.
La fabbrica Kellerman non produce più niente da vent'anni. Ma continua a uccidere. Il tasso di leucemie nel quartiere è il triplo della media nazionale. I terreni sono avvelenati, l'aria irrespirabile. Mio padre sa tutto. E io, che trasformo questo cimitero chimico in loft di lusso per ricchi inconsapevoli, sono complice di ogni morte.
Stasera Maya ha alzato lo sguardo verso la telecamera e ha sorriso. Un sorriso che conosce il sapore del sangue in bocca.
Era per me.