Mio fratelmax

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Jan 27, 2023
Io e mio fratellomaxxato su ps4 non ci cagavamo di striscio, anzi lui praticamente mi odiava perché pensava che io lo flammassi ma in realtà non me ne fregava un cazzo. Era negli Z3RO e ogni volta che era contro perdeva, ma non avevo motivi per flammarlo, non lo conoscevo e non guardavo le sue live, sapevo solo che era un freelo totale. Alla lan del 2v2 è venuto a parlarmi per la sua prima volta e ha provato a farmi brutto dicendomi che io lo flammavo su facebook, peccato che facebook manco la tenevo come app da almeno 3 anni prima. Nella leggendaria clip su parco divertimenti in cui lo uccido con la bearing di hibana, lui si mise ad urlare insultandomi perché immagino che perdere 600 volte contro la stessa persona ad una certa inizi a bruciare. Poi arrivai su PC e tramite Ellegy e Lexor iniziai ovviamente a giocare insieme a Bommax: che dire, siamo letteralmente diventati fratelli n1 in pochissimo tempo. Mai avuto una persona così che mi capisse su R6, un fratello vero. Vi potrei raccontare di quando eravamo in disco con 100 troie o in piscina con 200 tipe o di quando ho scopato dietro di lui mentre era in live oppure delle win contro i pro league player; insomma ve ne potrei raccontare troppe ma su Wattpad c'è il limite di parole. Posso solo dire che siamo il duo più drill dell'Europa. Vi racconto questa però: io e mio fratello arriviamo a Torino centro, mettiamo piede per terra scendendo dalla macchina e, appena scesi, 3 tipe ci fermano e ci rimorchiano chiedendo il numero. Cose assurde ragazzi, mio fratello e io basta una sguardo e ci capiamo e iniziamo a ridere. Ho così tante robe da dire che faccio prima a chiudere qua, ma una cosa è certa: mio fratellmax è brutto come pochi.
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**Prologo** Nel mondo scintillante e spietato della Formula 1, Lando Norris era una figura di rara luce. Pilota della McLaren, un ragazzo capace di unire la precisione chirurgica di una guida impeccabile alla spensieratezza di un sorriso contagioso. Ma sotto il casco e dietro i riflettori, Lando era molto più di un talento al volante. Era un pioniere, il primo pilota gay dichiarato in uno sport dove i riflettori spesso brillano più delle emozioni che illuminano. A ventiquattro anni, la sua carriera era un fulmine in un cielo carico di sfide. I podi, gli applausi, il rombo dei motori: ogni cosa sembrava un sogno realizzato. Eppure, dietro la perfezione apparente c'era un ragazzo che conosceva bene la complessità dei sentimenti. I suoi passati amorosi, intensi e fragili, avevano lasciato ferite che non sempre il tempo riusciva a guarire. Alcuni amori erano stati travolgenti, come giri veloci che finiscono in un errore fatale, altri invece erano scivolati via come pioggia su un asfalto caldo, lasciandolo con il cuore in tumulto. Nonostante la sua energia, la sua ironia e il suo modo di affrontare la vita con un entusiasmo disarmante, Lando sentiva spesso il peso della solitudine. Aveva amici, colleghi, una famiglia che lo sosteneva, ma il vuoto dentro di lui continuava a crescere, come una curva cieca che non riusciva a padroneggiare. Ma Lando non era il tipo da arrendersi. Sapeva che, come in pista, la vita è fatta di curve pericolose e rettilinei in cui spingere al massimo. E così, tra un Gran Premio e l'altro, tra il fragore dei motori e il silenzio della sua stanza d'albergo, continuava a cercare qualcosa - o forse qualcuno - che potesse colmare quel vuoto. Senza saperlo, quel qualcuno era là fuori. E quando lo avrebbe incontrato, la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Non sarebbe stato un giro semplice, ma Lando sapeva che, come ogni grande corsa, le sfide più difficili portano le vittorie più belle.

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