C'è un prima e un dopo nella mia vita, e quella linea di demarcazione porta una data precisa: il 7 maggio. Da quel tragico giorno, la mia esistenza è diventata un limbo di silenzio, una solitudine cercata e subita tra le pareti di una casa che si rimpicciolisce ogni giorno di più. Ho affidato le mie macerie a un diario, l'unico posto in cui posso confessare che a volte spero solo di non svegliarmi più.
Ma il 25 dicembre, nell'atrio gelato di una vecchia stazione, quel silenzio si è spezzato.
Lui era seduto su un gradino di pietra. Corporatura robusta, nocche livide, e due occhi così cupi e tenebrosi da riuscire a stabilizzare il mio caos. Un perfetto sconosciuto che non sa nulla del mio passato, ma che sembra leggere la mia fragilità come se fosse scritta sulla pelle.
È bastato un solo ordine senza orario - «Ci vediamo qui domani. Non mancare» - per trasformare la mia solitudine in una dipendenza maniacale, viscerale. Come un drogato con la sua dose.
Ma chi è davvero l'uomo che mi ha spinta a passare una notte intera al gelo solo per aspettarlo? È la mia salvezza, o il manipolatore spietato che userà i miei pezzi rotti per distruggermi definitivamente?
Un viaggio crudo e introspettivo nei labirinti della colpa, dell'ossessione e di quei legami tossici che confondono il dolore con l'amore.
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