505 || aaron hotchner

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WpMetadataNoticeLast published Sat, Jun 13, 2026
Tori Riva non voleva entrare alla BAU. Dopotutto, per quanto potesse essere prestigiosa, era un posto da matti: rapimenti, persecuzioni, omicidi, bombe, sette sataniche, episodi di piromania, e chi più ne ha ne metta. Se non fosse stato per Emily, in effetti, non ci avrebbe nemmeno pensato; ma lei era determinata a realizzare il suo sogno, e Tori non le avrebbe mai potuto impedire di farlo. Per questo motivo adesso si ritrovava con un migliore amico dal quoziente intellettivo di un alieno, una sorta di secondo padre, un fratello maggiore iperprotettivo che la trascinava in più guai di quanti sapesse procurarsi già per proprio conto, due amiche davvero troppo bionde per i suoi gusti. Ma il vero problema, la fonte delle sue sciagure, l'uomo che la faceva dannare, era il suo capo. Dio, se c'era un aspetto positivo di lavorare alla BAU, era che le possibili torture da voler infliggere an Aaron Hotchner non finivano mai. >> tratto dal capitolo 35, "Casa Hotchner": "Se non fosse stato con Vittoria, sarebbe stato da solo; se non fosse stata lei, non sarebbe stata nessun'altra.„ criminal minds, aaron hotchner ff >> anche su efp
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⚠️ATTENZIONE! Questo racconto è in revisione, potreste accorgervi di sostanziali cambiamenti fra un capitolo e l'altro. Non preoccupatevi è una cosa temporanea. Cosa possono mai avere in comune una classica ragazza all'ultimo anno di liceo ed un classico ragazzo dello spettacolo? All'apparenza nulla. Fanno parte di due mondi differenti: lei è ancora una "bambina", immersa fra i libri ed i sogni adolescenziali. Mentre lui è diventato un "uomo", circondato dalla fama e dal lavoro. Eppure entrambi sono alla ricerca dell'amore. Un amore, che spesso, non ha età. "Stai bene?" Chiede preoccupato, io annuisco. Mi porge la mano per aiutarmi ad alzare. "Perdonami, io non guardavo dove andavo. Scusami." Aggiunge ridandomi lo zaino rimasto a terra. "T-tranquillo. Anch'io ero distratta." Dico sorridendo appena, lui ricambia. Nessuno dei due parla, ma continuiamo a guardarci negli occhi. Perché non riesco a staccarmi? "Io sono Matthew, non mi sono neanche presentato." [...] "Io mi chiamo Beatrice, scusa ancora." [...]

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