DIETRO A UN AQUILONE

DIETRO A UN AQUILONE

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WpMetadataReadComplete Sun, May 21, 2023
Era gennaio quando, dopo un periodo di pausa, ho ripreso a scrivere. In realtà non era un periodo di pausa, avevo semplicemente paura di scrivere. Nei mesi precedenti ogni parola che provavo a tirare fuori mi sembrava sbagliata e senza significato, per questo non riuscivo nemmeno ad iniziare. Poi, a gennaio, per qualche strano motivo ho deciso di riprovare. Ogni giorno rileggevo quelle parole e qui mi è successa una cosa che non mi era mai capitata: ogni volta che rileggevo quelle parole sembravano prendere più senso, sempre di più, fino a che ho sentito che fossero perfette. Probabilmente i mesi di pausa sono stati utili per riflettere: quando ho pubblicato "Sono diverso, forse" ero indeciso se condividerlo o meno perché non sentivo già più quella condizione di diversità, l'avevo scritto qualche mese prima. Avevo già iniziato il percorso che mi ha portato fino a qui. Nonostante io non possa dire di aver vinto sento di non essermi ancora reso conto dei passi che ho fatto negli ultimi tempi: sono riuscito ad aprirmi come mai prima in un breve lasso di tempo. Con tutto questo però mi sono fatto anche diverse paranoie, come se non riuscissi mai a godermi i traguardi che raggiungo. Non avevo mai sperimentato il potere dell'amicizia ma quest'album è essenzialmente la scoperta di questo valore. Mi sono detto "sono diverso, forse" e per fortuna ho riposto fiducia in quel forse, mettendo in dubbio questa mia condizione, perché ora credo che proprio quel forse sia la verità: non sono poi così diverso. Non le chiamerei poesie dal momento che le ho scritte tutte sulla musica. Ho cambiato il titolo parecchie volte proprio perché è stato un percorso e ad ogni tappa sentivo il bisogno di affrontare un tema diverso, poi ho trovato quello che riassume questa voglia di arrivare al traguardo. In fondo inseguiamo per tutta la vita quell'aquilone che ci è sfuggito dalle mani quando eravamo bambini per poterlo riafferrare.
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#13
mano
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Questo libro è una sorta di autobiografia, ma non nel senso classico. Non parlo direttamente degli eventi della mia vita, ma delle emozioni che ho provato nel viverli. È un viaggio attraverso i pensieri più bui, le sensazioni più pesanti, i momenti in cui tutto sembrava crollare senza motivo apparente. Parlo di disturbi reali, di dolore reale, ma anche di confusione. Non so se tutto ciò che ho vissuto abbia un nome clinico. Non ho diagnosi scritte su carta, ma ho sintomi che si sentono sulla pelle, nella testa, nello stomaco. Questo libro è per chi si è sentito sbagliato, rotto, fuori posto. Per chi mangia troppo o non mangia affatto. Per chi si guarda allo specchio e si odia. Per chi si è fatto male con le sue stesse mani, o con i suoi stessi pensieri. Per chi passa da una dipendenza all'altra. Per chi non sa bene cosa ha, ma sa che qualcosa non va. Scrivo per non impazzire. Scrivo perché magari, tra tutte queste parole, qualcuno si ritrova. E si sente un po' meno solo. E forse anche io.

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