Silent

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Sep 26, 2023
In una fredda e caotica New York uno scrittore si ritroverà a rimembrare le proprie avventure di gioventù. Pazzi e spericolati, descrive se stesso e i suoi amici con cui in fin dei conti condivise solo pochi mesi della sua giovane vita, ma che da quel settembre non lasciarono mai la sua anima. Storie futili, chiacchere colorite, caffè amari e finestre sporche. La sua vita si trasforma ogni momento in un tormentoso strazio, e le sue mani continuano ad essere sporche di inchiostro nonostante l'avvento ormai datato del ventunesimo secolo, ma quelle piccoli parole nere che si stagliano sulla bianca distesa sono sempre state il punto cardine di ritrovo della sua anima. I ricordi sciamano prima o poi, e la paura di non poter più ricordare il colore dei loro occhi e la bramosia della loro voce lo angosciano così tanto da convincerlo ad alzarsi dalla scrivania di un candido ufficio da impiegato e trascinarsi svogliatamente fino a casa dove con penna in meno inizierà la loro biografia, la sua e quella delle anime che viaggiano con lui, sia quelle che incontró diverse volte nel suo nuovo e sobrio cammino ma soprattutto quelle che può vedere solo alzando il volto al cielo sperando di scorgere un regno governato da un Dio in cui ha smesso di credere. Nessun uomo ucciso e nessun detective per questa storia. Nessun amore, ma qualche futile infatuazione, che porterà a cuori spazzati, brevi disguidi e occhi neri. Nessun genitore, si sentivano troppo grandi per parlare con mamma e papà, ma molti di loro finirono a piangere accoccolati ad essi e riscaldati da un camino di marmo, mentre altri non hanno mai potuto rivedere i loro vecchi. Solo una comitiva, spensierata e festaiola, che finirà con lacrime, sangue e tragedie. Nessuna speranza. Erano soli. Ed erano giovani.
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Perché i mostri passano sempre per i cattivi della storia? Forse per la loro strana ossessione di uccidere chiunque trovassero sul loro cammino. Ma nessuno ha mai cercato di capirne il vero motivo, troppo spaventati dal loro terribile aspetto. Harry, con i suoi grandi occhi verdi contornati da pesanti occhiaie, la carnagione pallida e la statura più alta del normale, era considerato uno di quelli. In casa, a scuola, per strada. Chiunque nutriva paura di lui, lo sapeva benissimo. Ogni giorno nelle sue giornate, la stessa giostra. La monotonia aveva preso il sopravvento dei minuti, delle ore, dei secondi, e non poteva far nulla per cambiarla. Anzi, non voleva. Rinchiuso nel suo piccolo e sicuro guscio, nessuno avrebbe potuto portare una singola onda in quel mare così calmo. Harry affrontava tutto con una calma quasi spaventosa. Quando ogni giorno varcava i cancelli della scuola e udiva i mormorii dei compagni alle sue spalle, o tornava a casa beccandosi le inutili ramanzine dei suoi genitori che ogni giorno gli ricordavano quanto fosse cambiata la loro vita da quando Harry venne al mondo, peggiorandola. O ancora, quando ogni venerdì sera si recava in un piccolo pub sotto casa per preparare da bere a dei vecchi ubriaconi. Per lo meno questo gli permetteva di racimolare soldi a sufficienza da poter spendere per le sue cose. La sua cosa più preziosa, l'unica in grado di portare un po' di colore nel suo mondo bianco e nero. Lui stava bene in questo modo, ne era certo. C'era solo una sola regola che doveva rispettare: nessuno, ma proprio nessuno, doveva venirne a conoscenza. E non perché fosse spaventato delle conseguenze. Non voleva semplicemente condividerlo, se non con sé stesso. Quello sarebbe stato per sempre il suo momento. Se c'era una cosa che Harry odiava più della sua famiglia e dell'edificio in cui veniva richiuso tutti i giorni - e degli ubriaconi - era l'insistenza. E se l'insistenza si chiamava Louis Tomlinson, beh, allora il destino voleva che lo

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