"Si diceva che eran pazzi, e si baciavan sui metrò... quando all'improvviso lui le scattò una foto, lei rideva alla follia e lui la amava sotto le luci della città di Roma, regalando loro due insieme al mondo intero un sorriso semplicemente persistente."
Luce Botticelli era l'amante stessa dell'amore, se l'amore fosse stato una persona lei sarebbe la sua metà. Emanava luce proprio come il suo nome, gli altri ne rimanevano tanto accecati da volersi parare gli occhi per non lasciarsi incantare da una persona che, per i gusti d'oggi, era... troppo tutto. Fino a quando quella radiosità che apparteneva al suo sorriso non la abbandonò a poco alla volta diventando quasi nullo. Finalmente era come tutti volevano, solo che nessuno sarebbe stato mai accontentato. Lei lo credeva così, e, anche volendo fare la negativa per una volta in vita sua, il destino le si è girato al contrario mandandole un bel biglietto d'oro senza però alcuna barretta di cioccolato a contenerlo, anzi, sembrava un buon cappuccino caldo di prima mattina camuffato, perché in realtà era solo una botta acida allo stomaco.
Al liceo scientifico Leonardo Da Vinci c'era un nuovo arrivato, con una fotocamera sempre in mano e a scattare immagini perfette a ciò che gli altri ritenevano "poco bello".
Quindi, se tutto sembra così perfetto, perché botta acida?
Beh... perché questo metà francese e metà fiorentino Elian De Andreé, si è fatto notare già dal primissimo giorno.
Facendo di nascosto una foto alla nostra Luce che, beccandolo in pieno un istante dopo, lo fulminò con due pensieri che le giravano per la testa.
Uno: "Chi è l'imbecille, pur sempre più che decente, che mi sta fotografando?"
Due: "Adesso gli sfascio quella sua fotocamera che nasconde il suo sorrisetto derisorio, anche se... carino, così gli passa la voglia di ridere. Lo sto solo salvando dal soffocamento autonomo."
E non stiamo parlando in modo metaforico...
Non esisteva logica nel loro rapporto. Questi si desideravano di brutto. Si guardavano come se dovessero scoparsi da un momento all'altro poi peró aprivano bocca e si finiva per litigare. Erano talmente incompatibili, credo si stessero anche sul cazzo sinceramente.
Una sera li avevo visti baciarsi, un bacio di quelli che ti vien da dire: "Mollatevi, non sta per andare in guerra!"
Il giorno dopo lei gli urlava che non poteva funzionare tra di loro e di non cercarla piú. Lui era arrogante. Credo fosse così arrogante per bia del fatto che si sentisse solo al mondo. Lei questo lo aveva capito, vedeva in lui una sensibilitá mai conosciuta. Era come se lui riuscisse a soffrire anche per gli altri, come se si caricasse sulle spalle la sofferenza di tutti. Quando la guardava, lui le mischiava gli organi. Quando la baciava era attento a tutto, mai un bacio fine a se stesso. Le mani le usava per disegnarla, l'accarezzava ovunque.
Lei era bella. Non avevano bisogno di nessuno, stavano bene da soli. Ecco perché quei ragazzi si disturbavano a vicendo, ecco perchè si trattavano con strafottenza. Stavano distruggendo l'unica certezza della loro vita, se stessi.
Lui con lei perdeva totalmente il controllo e questo non poteva sopportarlo. Erano un gran casino quei due insieme. Un disordine così profondo e intimo che quando erano nella stessa stanza non si capiva dove finisse lei e iniziasse lui.
• Fan Fiction dedicata a Camilla, la mia migliore amica •