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WpMetadataNoticeLast published Sun, Jul 28, 2024
La pioggia cadeva forte, sentivo le mie orecchie sommerse da suoni a me lontani, la mia testa era pesante, aprì gli occhi, la mia vista era confusa, mi sentivo come su una giostra, come se stessi dando i miei primi passi, abbandonai la mia macchina che oramai era diventata un tutt'uno con l'albero che ero riuscita a prendere in pieno. Entrai nel piccolo appartamento dei miei genitori: "Chi sei?Come hai fatto ad entrare in casa nostra?" gracchiò mia madre La guardai stranita, insomma, ovviamente avevo le chiavi; Mi tolsi la giacca ignorandola totalmente, quando guardandomi intorno notai che le mie foto appese al muro erano tutte sparite, e nelle foto con i miei genitori sembravo essere stata photoshoppata via, forse era tutta la vodka che avevo in corpo o l'incidente con la macchina che avevo appena avuto, non saprei dire, ma avevo quasi l'impressione che davvero mia madre non sapesse chi io fossi, sembrava quasi che fossi stata cancellata dalla faccia della terra. Ma forse sto divagando, probabilmente sarete così confusi...beh, sarà meglio iniziare dal principio allora.
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SEQUEL.... Il signor Cox mi guarda severo e poi sposta lo sguardo su mia madre. "So che lei è una persona per bene, signora, ma dovrà dirmi tutta la verità, in modo da permettermi di intervenire nel migliore dei modi." Io e Jake guardiamo mia madre contemporaneamente. Ho paura che ci chieda di uscire, e che sveli una sua relazione clandestina con il nostro vicino di casa morto ammazzato. Ma non lo fa, ed inizia a raccontare una versione dei fatti già sentita fin troppe volte. I minuti passano lentissimi e, quando mia madre finalmente termina il racconto, il signor Cox ci guarda comprensivo. "So che tutta questa situazione è molto difficile, ma lasciatemi un paio di giorni per studiare bene il caso. Vi ricontatterò io entro venerdi" Lo ringraziamo e, quando gli stringo la mano, noto sul suo sguardo un cenno di tristezza. Lo spazzo subito via, chiedendomi quanto ci abbia messo, questo signore di mezza età, a diventare uno degli avvocati più richiesti nello Stato. Usciamo dallo studio che è quasi sera. La città, essendo pieno inverno, è già immersa nel buio e le lucine natalizie allegre e spensierate che incrociamo per le strade, mentre torniamo a casa, contrastano con il mio umore. Controllo il cellulare, prendendolo dalla tasca della giacca e , come un lampo, mi ricordo di averlo spento da circa due giorni. I messaggi di Amy fanno male. Fa male sapere quanto io la stia facendo soffrire e sapere che non posso fare altrimenti. Ho preso la mia decisione. Per la mia famiglia, oltre che per me. Non posso continuare ad avere il terrore di qualcosa che, inevitabilmente, si contorcerebbe contro di noi. Ed è quello che, inevitabilmente, è successo. So che le avevo promesso cose che non ho saputo mantenere. So che le ho dato speranze che sono crollate una ad una ogni chilometro che mi allontanavo da lei. Ma è giusto così. E' giusto anche per lei.

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