L'arte del cinismo

L'arte del cinismo

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Jun 9, 2024
Sarei potuta chiamarmi Camilla e avrei avuto un altro destino. Giorgia magari, e avrei percorso un'altra vita. Perché non Lolita? Come la ninfetta di Humbert Humbert, e mi sarebbe toccata un'altra sorte ancora, in questi giorni che si susseguono feroci. Invece mi chiamo Vanessa, e amo definirmi come una ventitreenne che ha già fatto sesso con la morte. Ce la intendiamo, io e lei. E' sempre aggrappata alla mia schiena. La condivisione dei miei ricordi, il mio tragitto in questi anni che mi hanno costretta a maturare velocemente, il mio compagno di vita e lei, che non è assolutamente la protagonista ma che ha un ego talmente sproporzionato da farsi posto a tutti i costi sul mio palco scenico: la fibrosi cistica. No, capirete che non potrei mai dargliela vinta e non perché io sia una temeraria guerriera, credetemi, mi conoscerete presto, ma è perché ho sempre detestato le personalità che si prendono tutto lo spazio disponibile e rendono il resto avanzi di un pasto mediocre. Questi sono dunque pensieri di un'anima malinconica, la quale radicata speranza è quella di aiutare a farsi forza ed incuriosire altre persone che soffrono o che vivono a pieno le loro emozioni. La mia vita inizia con una narrativa: con intensi ricordi, con il crescere leggerai di me soltanto episodi, poi pensieri e poi di nuovo racconti. Perdonami, lettore, se questa storia ti disorienterà, ma non lo farà mai meno di quanto non abbia fatto con me. Giochi di parole, brevi riflessioni, lunghi racconti, pensieri fugaci. Sesso, amore, malattia, famiglia, amicizia, codardia, in ventitré lunghissimi anni.
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"Non lo so cosa provo, davvero lo giuro. Non capisco niente. È che la sera io sento di amarti, amarti forte, di avere bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo e oscillare tra il per sempre e l'eternità. E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho bisogno di te e non ci sei, non puoi esserci e, dato che nessuno mi sa spiegare il perché, odio te perché amarti è così facile e odio me perché dovrei dimenticarti. Se mi chiedessero di dire cosa provo per te penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei "sono innamorata persa", poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lasciare perdere, poi me ne pentirei. Capisci? Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di dimenticare all'istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. A volte mi capita di sognarti, di svegliarmi con le guance umide di lacrime e l'unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto ,non è giusto, perché con te volevo volare, vedere Parigi, piangere dal ridere, fare l'amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare e fare pace, fare l'amore, amare, essere amata, e invece no, perché io ti amo e tu, tu non ci sei." leggo mentre le lacrime solcano le mie guance. --- Scusate per eventuali errori (grammaticali e di battitura) ma ho iniziato a scrivere questa storia quando avevo 12 anni...vedrò di completarla il prima possibile e di revisionarla.

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