The Ill-begotten Paradise

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Dec 9, 2024
Londra, 1860. Che sia in una baracca fatiscente sui Docks o in un lussuoso salotto dell'alta società, l'animo del giovane Gerald non trova pace: prigioniero delle aspettative che la sua levatura sociale gli impone, schiavo di emozioni proibite e strettamente avvinto dalle invisibili catene di una relazione tossica, il ragazzo scoprirà presto fin quanto profondamente l'animo umano possa piombare nel baratro oscuro dei rimorsi e delle menzogne. Ma la speranza, per quanto esile, è come un fiore che con tenacia e perseveranza si fa strada tra le crepe del duro suolo. Basta solo prestare attenzione a non calpestarlo.
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Ultimo anno del college. Sherlock è un ragazzo dipendente dalla droga, che si ritrova puntualmente al Pronto Soccorso. Qui conosce John Watson, un chirurgo. L'unico che può salvarlo da Moriarty. [Dal testo] In quei momenti Sherlock lascia tremare il suo corpo in totale autonomia, concede a se stesso del tempo per piangere... e poi immagina. Immagina la neve, la immagina cadere al suolo con i suoi fiocchi medi e pastosi. La immagina ricoprire Londra come in realtà, forse, non ha mai fatto. La immagina mentre come una madre abbraccia i palazzi e gli alberi della città, mentre cade sonnecchiante sui marciapiedi larghi e sulle panchine in legno dell'ospedale... e poi la immagina morire, gelida e silenziosa, sulle spalle della sua giacca mentre si affretta a raggiungere le porte di vetro. La neve assume il suo odore, la sua faccia, la sua voce. John. Forse sente la sua mancanza, forse ha solo bisogno di qualcosa, di qualcuno dell'altra vita. Eppure nel buio della sua prigione tende sempre la mano nel vuoto, e sogna di sfiorargli le dita. [Prima classificata al contest "Un cliché per tutti" indetto da Ciulla sul forum di EFP]

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