Il tramonto di un dio

Il tramonto di un dio

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Babilonia, 323 a.C. Il palazzo reale era silenzioso. Erano perdute le discussioni lungo i corridoi illuminati dalle torce, perdute le risate che risuonavano nelle ampie sale, perduti sembravano essere persino i respiri, nella morsa indomabile della morte. Alessandro Magno, re di Macedonia, conquistatore dell'impero Persiano, faraone d'Egitto, colui che si spinse fino alle Indie, era malato. Non fu colpa della lama nemica, fu il suo stesso corpo a arrendersi; mentre la sua mente lo divorava e i suoi demoni lo tormentavano, vide con i suoi stessi occhi il suo passato, ne sperimentò le gioie e i dolori, con la consapevolezza che presto avrebbe perduto ogni cosa. La memoria, la grandezza, la fame di conquiste, la vita stessa. O forse... il fato sfugge agli uomini, imprevedibile; solo lui poteva stabilire se era giunto il tramonto di Alessandro.
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narrativastorica
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Le rette parallele, alla fine, erano un concetto semplice: due linee che scorrevano fianco a fianco, nella stessa direzione, ma che non si sarebbero mai toccate. Razionale. Logico. Nel cuore di un tranquillo quartiere di Brooklyn, Alexander Gideon Lightwood era convinto che la sua vita fosse destinata a scivolare via nel banale, persa tra un caffè, un gelato e la routine di un lavoro che sua madre reputava mediocre. Come la sua vita. Un piano sopra di lui, Magnus Bane era fermamente convinto che, dopo anni di cadute, la sua vita non potesse che migliorare e che un nuovo ombretto Dior potesse sistemare sempre tutto. Dove Alexander disprezzava la gente e lo sforzo di interagire con gli altri lo faceva sentire stanco e sopraffatto, Magnus, al contrario, si nutriva di quell'energia e si destreggiava tra persone, contatti, sorrisi e maschere. Dove Alexander non sopportava Magnus e le sue borse griffate, simbolo di un mondo che non capiva, Magnus schivava Alexander e le sue sigarette perenni, disinteressato e quasi annoiato dal suo atteggiamento troppo distante e spocchioso. Dove magari per Alexander, quel paio di occhi felini, veloci e arroganti, sarebbero stati la perfetta tempesta in grado di sconvolgere il suo mondo prevedibile, per Magnus, quel tipo alto, tatuato, con una tendenza pessimistica, sarebbe stato solo un altro passo nella sua lunga lista di fallimenti. E se... ... però, un giorno, quelle due rette così lontane e individuali, si incrociassero per un capriccio dell'universo? -Dove Alexander viveva senza saperlo nella serenità, Magnus era un gigolò che la rincorreva da una vita.

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