Storie dalla Locanda

Storie dalla Locanda

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WpMetadataReadComplete Thu, Jun 6, 2024
Mi piace molto osservare la persone che non conosco, lo faccio da sempre, cerco di capirle, scruto i loro atteggiamenti, i movimenti, se riesco ascolto cosa si dicono e poi immagino le loro vite. Mi piace cercare di capire cosa vorrebbero dalla loro esistenza, dove vorrebbero essere, se davvero amano la persona con cui si tengono per mano, se sono felici come sembrano o cercano solo di sopravvivere, se la tristezza che traspare è momentanea oppure è parte di un malessere vero. Probabilmente talvolta mi avvicino al loro vissuto e molte altre, molte di più, nemmeno sfioro chi sono e cosa fanno. Per niente curiosa della vita dei conoscenti e degli amici nella realtà quotidiana e avida di sapere se incrocio degli estranei. È sempre stato così. Dall'estate scorsa mio marito gestisce una locanda e io sto lì con lui. In questo luogo magico dove quiete e silenzio regnano incontrastati, dove i colori del tramonto ti travolgono ogni sera in un delirio di esclamazioni da bambini e l'attesa dell'alba ti costringe a svegliarti al primo chiarore, in questo luogo che credo di poter chiamare casa ho modo di immaginare le vite degli altri e anche di sentirle direttamente raccontare.
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Sono la luna, l'ombra della terra, mi piacerebbe spiegare, affascinare il vostro talento nel catarifrangente del pensiero ma quello che so fare è solamente osservare, il mio compito è quello di aspettare... a volte consiglio... non il consiglio giusto ma il consiglio che ti serve in quel momento, la vita sta diventando sempre meno originale, gli uomini se la riproducono per potersela rivedere: le azioni, i gesti, i modi di fare, di essere e di dire sono gli stessi...sono pacchetti; ma più si guarda al già successo e meno si guarda a quello che abbiamo davanti. La realtà non la vediamo, perché quello che abbiamo davanti è l'immaginario precostituito a cui la rapportiamo. Ho preso un occupazione a caso degli uomini: l'arte. Mi sono intrufolata dietro la storia di personaggi accomunati da questo emolliente psicotropo per inappetenti alienati che non sanno vivere comunemente. Sono entrata dentro i loro ricordi, ricordi di immagini, sono entrata nel loro intimo, intimo bisogno; ho ascoltato di cosa parlavano; raccontavano di un artista, trovato morto sulle rive di un lago. Dall'alto della notte sono scesa senza raggi, perché non giudico, dietro lo specchio di alcune confessioni; quello che mostro non sono testimonianze ma immagini già presenti. Non andate a vedere quello che vi racconto ma andate a vivere quello che vivete! Il denominare un oggetto o un'idea gli sottrae il vero significato che ha: quando noi nominiamo qualcosa, al momento di credere di averne fissata l'identità, quella cosa scompare e non presenta più le caratteristiche per la quale l'abbiamo identificata, ecco perché non racconto, ma strappo attimi di secondo al tempo. Un giorno nei dintorni di Dublino volli andare a vedere... iniziò così... fa paura guardare le persone negli occhi è come se guardassi dentro di loro, ma sono più belle della televisione.

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