La Saga degli Eroi
I maghi presenti nella stanza si agitavano, continuando a strusciare sederi e gomiti sulle sedie in avorio mentre fissavano la porta chiusa.
Clarion rimaneva in disparte, mimetizzato tra le ombre vicino al muro. Approfittò della pausa per rimboccarsi le maniche della divisa rossa e blu che indossava.
Stava sudando: le finestre chiuse rendevano l'aria afosa e stantia e il profumo dell'incenso lo nauseava, ma probabilmente aveva un odore migliore rispetto alla puzza che copriva. Quei maghi stavano chiusi lì dentro da ore; avevano mangiato, bevuto e litigato a lungo.
Un vecchio stregone lo fissò e sollevò il calice. Clarion prese una caraffa e accorse per riempirlo, poi chinò la testa.
«La Trama Arcana sta passando un brutto periodo, ragazzo» le dita del vecchio stregone affondarono nel braccio di Clarion «ma non dovresti servire al Consiglio dei Saggi senza un abito della tua taglia.»
«Mi spiace. Provvederò quanto prima.» Si guardarono per alcuni istanti. Lo stregone strizzò le palpebre, quindi ruttò: l'alito sapeva di vino acido. Clarion trattenne il disgusto, fissando il vecchio che borbottava irritato.
La porta si aprì.
Sguardi imbarazzati e silenzio accolsero l'uomo che entrò nella stanza: si poteva perfino sentire il fruscio della tunica del nuovo venuto.