Ossessione proibita

Ossessione proibita

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Nov 22, 2024
Le dita di Alex scivolarono lungo il braccio di Claire, lente, calcolate, quasi a voler marcare ogni centimetro della sua pelle. Era immobile, bloccata tra il muro freddo alle sue spalle e la sua presenza opprimente, calda e soffocante. "Perché continui a fingere?" sussurrò, la voce un soffio che le fece tremare le ginocchia. "Sappiamo entrambi come va a finire. Tu. Io. Non c'è nessun altro." Claire si ritrasse leggermente, cercando un modo per sfuggire a quello sguardo azzurro che la trapassava. "Sei malato, Alex." Lui sorrise, un sorriso storto, inquietante. Si avvicinò ancora, abbastanza da farle sentire il suo respiro contro la guancia. "Forse sì. Ma tu non riesci a starmi lontana, vero? Sei attratta dal buio quanto me." Le sue mani si posarono ai lati della sua testa, intrappolandola del tutto. La guardava come se fosse una sua creazione, qualcosa che aveva modellato e plasmato con la stessa dedizione con cui un artista crea un capolavoro. "Non puoi scappare, Claire," disse con una calma glaciale. "Ci ho provato io stesso, ma è inutile. Tu mi appartieni. Sempre." Claire chiuse gli occhi, ma anche nel buio c'era solo lui. Alex era ovunque, un'ombra che non l'avrebbe mai lasciata andare. E forse, una parte di lei lo aveva sempre saputo.
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Un romanzo intenso e viscerale sulle relazioni tossiche, la malattia e tutto ciò che resta quando le parole finiscono. Tiro un pugno alla parete, la mia mano sanguina, però tutto ciò che riesco a pensare è che preferisco ferire me che lei, anche solo con le parole. Sento il suo sguardo preoccupato su di me prima delle sue parole. «Dev...» Non mi volto perché so che vedendo la rabbia nei miei occhi si spaventerebbe e farebbe un passo indietro e non sopporterei vederla allontanarsi ancora di più da me. «Tranquilla,» mormoro appoggiando la fronte al muro. «Pensa positivamente.» Vorrei evitarla, ma l'ironia mi sfugge dalle labbra. «Ho una mano dolorante quindi non potrò dare al tuo fidanzatino tutte le botte che si merita.». Scivola giù dal letto silenziosamente, avvicinandosi a me. «Dev...» sussurra. Non mi tocca e lo apprezzo, sa che ogni volta che la sua pelle viene a contatto con la mia non riesco a far altro che pensare a lei. «Smettila.» Non mi implora, non si mette a piagnuccolare o a fare l'isterica, anche se avrebbe tutte le ragioni di questo mondo. Continuo a fissare il muro, ma mi basta abbassare le palpebre per immaginare il suo viso impassibile, come sempre, con i suoi grandi occhi marroni che sprigionano tutta la sincerità di quella parola. «Ti prego.» Non aveva mai pregato nessuno, tanto meno un ragazzo. «Non affrontarlo Dev, per favore.» «Lo sai che non lo farei comunque,» ribatto con amarezza. Mi lascio scivolare, schiena contro il muro, fino al pavimento. «Vorrei farlo, e tanto, vorrei colpirlo fino a farlo diventare irriconoscibile però so il prezzo che dovrei pagare. E non posso sopportarlo.» Si siede davanti a me, poggiando le punte delle sue paperine bianche sulle mie scarpe. Sento il suo calore. «Grazie,» bisbiglia con un sorriso afflitto. «So di essere io il prezzo da pagare.» Scuoto la testa piano, la voce appena un sussurro. «Tu non sei il prezzo, Ise. Sei tutto il cazzo di bottino.»

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