Specula temporis

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Aug 15, 2025
Una lacrima sʼintromette ad annebbiarmi la vista. Non faccio in tempo ad asciugarla che irrimediabilmente cade sull'ultimo fiore di questo vivaio rinsecchito. È pura magia. Immediatamente la carta la riconosce, lʼinchiostro lʼassorbe e gli ingranaggi delle parole ritrovano le sorgenti di innesco per potersi rimettere in azione. Una pioggia di lapilli incandescenti si avventa sul mio petto nudo, assiderato, livido, schegge di calore benedetto a cui concedo la beneamata operazione di intagliare, detergere e bonificare lʼeredità rimasta atrofizzata lungo la mia epidermide. Bruciare non è mai stato così piacevolmente trasformativo. Sento i ghiacciai del tempo liquefarsi, le lancette dellʼorologio galoppare a ritroso lungo i costrutti disfunzionali della memoria. A epurazione completa, adgnosco veteris vestigia flammae. Sono pronta a specchiarmi nel tempo. Pronta ad esaudire la rituale celebrazione del ricordo.
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"Di cosa parla?" Parla di un soffitto che ride e delle scale che si arrampicano sulle nuvole. Parla di parole che evaporano e ritornano camminando all'indietro, di lampade che diventano specchi e ti guardano dentro con occhi di gatto. Parla di biblioteche abitate da insetti filosofi e di un telefono che non squilla mai ma sa tutti i tuoi segreti. Parla di predoni di luce che bussano alle porte dei sogni e di ponti sospesi tra silenzi che diventano il tuo respiro. Parla di un treno che sogna di essere una caramella e di orologi che si sciolgono sui pavimenti di vetro. Parla di sedie che discutono tra loro di geografia invisibile e di finestre che respirano piano come pesci. Parla di un vento che scrive lettere sulle gambe dei passanti e di ombre che si staccano dai muri per fumare. Parla di fiumi rossi che cadono verso il cielo e di scarpe che imparano a cantare prima dei piedi. Parla di tutto ciò che non può essere detto, ma che pulsa come luce negli interstizi del silenzio. Parla di un diario tenuto nello stomaco e di un Lupo che cucina. Parla del tuo doppio , quello che hai lasciato indietro nel deserto, ma che ora bussa con dolcezza alla tua porta dicendo: "O mi guardi o ti prendo il cuore". "il solito fumetto introspettivo?" È un fumetto che non vuole salvarti. Ti accompagna solo nel momento in cui ti accorgi che sei tu la soglia. E che per attraversarla... dovrai smettere di piacere a tutti. Una storia sull'inadeguatezza come forma d'arte, l'ironia come linguaggio segreto e la libertà come qualcosa che non si trova mai là fuori. Un diario che si legge col corpo. Un testo che non può essere chiuso perché il desiderio è sempre in eccesso, mai centrato. La scrittura è emorragia. Niente spiegazioni. Solo sintomi di un'altra gravità.

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