"mi sono innamorato del modo in cui stavi adagiata alla pensilina: irriverente, scortese, un po' maleducata. Eppure, uscendo dalla penombra, mi sono sentito protetto dal tuo sguardo, tagliente e lacerante. Non sapevo un fico secco di te, se non il nome. Quando ti ho vista ho pensato di trovarmi di fronte ad un pinnacolo di una cattedrale gotica: uno splendido elemento decorativo, stabile e slanciato, uno squarcio nel cielo."
Tōkyō non è una città, è una melagrana marcia: un ammasso di chicchi traslucidi che scricchiolano sotto i denti, un labirinto di carne e cemento che puzza di ozono e sesso mercificato. Chiaki abita le sue ombre con la precisione chirurgica di una psicopatica. Specialista legale per un'agenzia di idol, non cerca il successo, ma l'ordine binario di un'equazione in cui gli esseri umani sono solo variabili sacrificabili.
La sua armatura di logica si incrina nel buio di un monolocale a Takadanobaba.
Davanti a lei, un ragazzo dalla bellezza artificiale, il volto punteggiato da lentiggini simili a macchie di fango e una voce baritonale che vibra come una lastra di metallo sull'asfalto. Lui è il suo peccato originale, un segreto che risale a cinque anni prima e che ora reclama sangue.
Nel mezzo, il leader del gruppo: il volto pulito del sistema, l'uomo che Chiaki ha scelto di manipolare con una simulata empatia.
In questo triangolo di ghiaccio e neon, non esistono eroi.
Solo predatori che si muovono al ritmo psichedelico delle insegne luminose.
Mentre la pioggia acida lava le strade, Chiaki dovrà decidere se terminare la scomposizione del problema o lasciarsi divorare dal Samsara che lei stessa ha innescato.
In questa città, o sei il chirurgo o sei il tumore. E Chiaki ha smesso di tenere il bisturi dalla parte sicura.
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