Il vento caldo della prateria sollevava nuvole di polvere dorata mentre la carrozza del Generale Richard Oston procedeva scortata da un intero reggimento. All'interno, Anastasia osservava il paesaggio selvaggio attraverso le tendine di velluto. Era di una bellezza mozzafiato, quasi irreale in quell'ambiente rude: i suoi lunghi capelli biondi, lucenti come l'oro fuso, incorniciavano un viso dai lineamenti aristocratici e dalla pelle di porcellana. I suoi occhi, di un azzurro intenso e ribelle, tradivano però una profonda tristezza.
Suo padre, il Generale Oston, era l'uomo più potente e temuto del West, arrivato per "civilizzare" quelle terre e sconfiggere i nativi. Ma per Anastasia, lui era solo il guardiano della sua prigione. Al suo fianco sedeva Thomas, il giovane ufficiale ambizioso che suo padre aveva scelto come suo sposo. Thomas era un uomo dai modi freddi e calcolatori, che guardava ad Anastasia come all'ultimo trofeo per consolidare la sua carriera. Lei non lo amava; il solo pensiero del matrimonio le stringeva il cuore in una morsa. Ma che
poi Anastasia dopo essere stata rapita si innamorerà
di un nativo americano
Si chiamava Nashoba. Era alto, con un fisico scultoreo forgiato dalle caccie e dalle battaglie; la sua pelle aveva il colore del bronzo antico e i capelli, neri come l'ala di un corvo, ricadevano sulle spalle larghe. Ma furono i suoi occhi a fermare il battito del cuore di Anastasia: erano scuri, profondi come abissi, carichi di una fierezza selvaggia ma anche di una strana, inaspettata malinconia.
Lui la guardò non come una preda, ma come un mistero. In quel momento, tra la figlia del generale venuto a conquistare e il guerriero che difendeva la sua terra, scoccò una scintilla che avrebbe dato fuoco all'intero West.
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