Chiodo
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WpMetadataNoticeLast published Fri, May 29, 2015
Ubaldo Chiodini, detto Chiodo, è il portinaio di Villa Tristana, uno strano palazzo nel quale si succedono alcuni eventi grotteschi. Imprigionato in una fitta rete di relazioni con i personaggi bizzarri che abitano il condominio, Chiodo sprofonda lentamente in un universo di orrori, diventando il protagonista involontario di avventure surreali e macabre, registrate nel diario che il portinaio ha deciso di tenere il giorno in cui ha sentito di cadere a pezzi. I brani di questa sua opera, i cui motivi costanti sono l'inadeguatezza a vivere, la stanchezza, l'inazione, il sogno, la fuga dal mondo reale, la fobia dei rapporti interpersonali, si alternano alla descrizione di spaventose visioni di incubo, inquietanti trasformazioni psichiche, alterazioni dello stato di coscienza.
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Il protagonista, Rhut M. Lukas, si risveglia nell'anno 2915 dopo essere rimasto in coma per 891 anni, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2024. La sua sopravvivenza è dovuta a una capsula criogenica sperimentale usata senza il consenso dei familiari, che ormai sono morti da secoli. Al risveglio, Rhut scopre un mondo futuristico dominato da tecnologie avanzatissime: può scrivere su un "taccuino neurale" che registra i suoi pensieri, e gli "umanoidi bio-sintetici" che lo curano utilizzano nanomacchine quantistiche. Viene convocato dal "Consiglio di Continuità Temporale," che decide di affidarlo alla sua discendente, la dottoressa Elena Varani-Chen, per evitare rischi di paradossi temporali. Elena lo accoglie nel suo eco-grattacielo e tenta di aiutarlo ad adattarsi a questa nuova realtà, ma per Rhut l'integrazione è difficile. Si sente un anacronismo vivente, perso in un mondo che non comprende, senza nessuno dei suoi cari. Il futuro appare affascinante e sconvolgente: l'Empire State Building è diventato un museo, il cibo si crea con un "sintetizzatore molecolare," e tutto ciò che Rhut conosceva è ormai storia. Decide di scrivere per mantenere un legame con la sua identità, affrontando la solitudine e la difficoltà di vivere in un'epoca che non è la sua.

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