Rivisitazione di divergent

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Ero seduta a terra a finire la mia sigaretta quotidiana e a guardarli: doveva essere davvero forte essere uno di loro.loro si che erano davvero liberi.loro si che potevano essere se stessi e fregarsene delle opinioni degli altri.Pensavo questo mentre guardavo gli intrepidi che correvano verso il treno,come ogni giorno dopo la scuola.ero agli ultimi tiri della sigaretta e pensavo che tra poco anche io avrei potuto essere chi volevo essere davvero. Certo un'idea me l'avrebbe data il test attitudinale;chi sa se sarei risultata una pacifica,un abnegante,una candita o un intrepida,oppure sarei rimasta per tutta la vita un erudita. Be questo me lo avrebbe detto il test. Spensi la sigaretta che ormai era finita e mi avvia verso casa sperando che mio padre non si accorgesse della puzza di fumo altrimenti sarei finita nei guai davvero questa volta. Ma tanto non mi importava più quello che pensava mio padre,tanto non sarei rimasta con lui,non volevo rimanere uneruditapertuttala vita
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Non so esattamente quando ho capito che dovevo andarmene. Forse non c'è stato un momento preciso, ma una serie di piccole cose che, sommate, mi hanno portata a questa decisione. Come la voce di mia madre sempre troppo alta, sempre troppo fredda. O come i silenzi di mio padre, pur di non dimostrare il suo dolore. O come quella sensazione costante di stare in un posto che ormai non mi appartiene più. Io e mia sorella maggiore, Ginevra, ce lo siamo sempre dette. Un giorno andremo via. Lo dicevamo sottovoce, nei sedili posteriori dell'auto, nel giardino di casa, nelle sale d'attesa di un qualsiasi studio. E poi è successo. Ce ne siamo andate davvero. Abbiamo scelto Empoli. Non per un motivo preciso, ma forse perché era abbastanza vicino a Firenze da farci sognare. Eppure, anche quando scappi, certe cose te le porti sempre dentro. I ricordi, i rancori, le voci che hai imparato ad odiare, sebbene ti abbiano accompagnato durante tutta l'infanzia. Poi ho conosciuto lui. Il primo giorno non sapevo nemmeno come si chiamasse, sapevo solo che era maleducato, arrogante, e con quegli occhi quasi neri che sembravano sempre prenderti in giro. Il classico tipo da evitare. Quello che ti rovina l'umore. Quello che odi al primo sguardo, indipendentemente. E invece certe storie iniziano proprio così. Con un cuore che, anche se non vuole ammetterlo, inizia a battere in modo forte.

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