Che gran portiere il Tomazzi, però
Roma, giugno 1972
Giampaolo Piccolo, detto il Giampa, figlio quattordicenne di una famiglia medio borghese del quartiere residenziale di Montesacro, si trova all'ospedale Umberto I in stato di semi incoscienza assistito dai suoi due amici di sempre. È stato forse picchiato da Pietro Tomazzi detto il Ragno, mitico portiere della Fulgida Olympia A.C.L. (Associazione Calcio Liceale), con l'aiuto dei suoi amici "borgatari" del Tufello? O forse è scivolato giù da solo dalla fiancata piena di rovi e alberi che colma il divario tra la strada e la Pinetina che si stende poco più in basso verso il fiume Aniene?
Inizia così un viaggio leggero negli stessi luoghi percorsi da Pasolini in "Una vita violenta" circa venti anni prima in cui si muovono, mescolandosi senza perdere le loro identità schiette, un gruppo di ragazzi in un intreccio di storie permeate di ironia ed autoironia. Un percorso comune che racconta dei conflitti ancora non risolti tra la nuova borghesia che si stava affermando e i "borgatari" che, poche centinaia di metri più in là, cercavano ancora l'emancipazione attraverso l'emulazione. Realtà sociali differenti ma dai confini ancora labili. Stessi i luoghi frequentati dagli adolescenti: la scuola, ma soprattutto, la strada. Stessi gli interessi: il calcio, la musica, l'altro sesso, l'amicizia vera. Perché le cose nella vita vanno come devono andare dividendo bene e male in parti uguali anche quando sembrano voler costruire finali di dolorosa inconciliabilità. Gli avvenimenti, anche i più gravi, anche quelli che non trovano una verità condivisa a cui aggrapparsi restano comunque un momento di crescita da attraversare con leggerezza. L'amicizia è un collante che non guarda le origini sociali. Le trepidazioni d'amore e il senso di inadeguatezza, la rabbia e la complicità, le vittorie e le sconfitte sono solo dei passaggi inevitabili nel percorso che porta verso la maturità.