"C'era sempre una rosa. Nera e appassita, come la parte di me che moriva ogni volta che la trovavo. Sul mio banco di scuola, sul sedile della mia auto, sullo zerbino e poi perfino accanto al mio cuscino. All'inizio pensavo fosse uno scherzo, uno stupido gioco di qualche compagno annoiato. Poi ho cominciato a sentirlo. Non vederlo... sentirlo. Lo sguardo addosso, il respiro che si ferma, il silenzio che diventa presenza. Non sapevo ancora il suo nome eppure lui sapeva qualsiasi cosa di me. Perfino sentimenti, pensieri e caratteristiche che nemmeno io sapevo di possedere"
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