La legge dell'odio || Mattheo Riddle.

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Oct 13, 2025
La luna non era ancora apparsa, ma la luce fioca delle stelle illuminava il parapetto di pietra. Eravamo distanti meno di un metro, due figure scure contro l'immensità. «Devi smetterla di venire qui,» gli sussurrai. Non era un ordine, era un lamento, e la consapevolezza di aver tradito la mia compostezza mi fece ardere il viso. Lui non rispose subito. I suoi occhi neri mi attraversarono, non con ostilità, ma con un'oscura curiosità, come se stessi pronunciando una formula magica che non aveva mai sentito. Era la prima volta che lo vedevo davvero, senza lo strato di cinismo. Era solo un bellissimo, pericoloso estraneo. «E chi te lo impedisce, Cline?» chiese, la sua voce era bassa, così vicina da poterne sentire la vibrazione nella pietra sotto la mia mano. «Sei tu a dover andare.» «Non posso.» «Perché?» Era la domanda più stupida che avesse mai fatto. Strinsi i denti. «Perché se me ne andassi adesso, mi chiederesti perché sono fuggita. E se restassi, mi chiederesti perché ti permetto di distruggere la mia quiete.» Lui si chinò leggermente, e per un momento pensai che mi avrebbe baciata. Invece, sfiorò con la punta del dito la mia guancia, un tocco così leggero da essere quasi invisibile. «Forse,» sussurrò, i suoi occhi incollati ai miei, «voglio solo sapere qual è il tuo limite. E tu, Maeve, quale ti piace distruggere.»
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benjaminwadsworth
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Sanremo, febbraio. Per qualcuno era solo un festival. Per altri era l'occasione della vita. Sayf - Adam all'anagrafe - abbassò lo sguardo sul pass plastificato che gli batteva contro il petto. Il suo nome stampato in nero sembrava quasi appartenere a un altro. Italo-tunisino, emergente, sconosciuto al grande pubblico. Doppi dread lunghi fino alle spalle, quasi sempre raccolti in una coda. Un baffetto sottile che gli dava un'aria troppo giovane per il peso che sentiva addosso. Non era lì per fare presenza. Era lì per essere notato. Sara fissava il proprio riflesso nello specchio dell'hotel mentre cercava di domare una ciocca ribelle. Ventitré anni. Da un paesino della Campania a Roma, da una stanza condivisa all'appartamento in affitto pagato con turni impossibili e sogni troppo grandi per essere detti ad alta voce. Da un anno, lei e Riccardo erano stati affiancati alla conduzione radiofonica di RDS: il giusto mix di energia e fame, avevano detto. Il giusto mix per parlare a una generazione che voleva sentirsi rappresentata. Sanremo era la vetrina più importante. Dirette, interviste, artisti, ascolti. Nessun margine d'errore. Si passò le dita tra i capelli scuri, raccolti in una coda alta. Il telefono vibrò sul comodino. Luca: "Spacca tutto." Sorrise. Lui era stabilità da ormai 2 anni, normalità, equilibrio. Studente di ingegneria, fisico atletico, presenza rassicurante in un mondo che correva troppo veloce.

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