
Questa poesia è una meditazione sulla morte come continuità della memoria. Non la morte come fine, ma come trasformazione: il corpo che si disgrega diventa parte della natura, culla per falene, gabbia per scarafaggi, concime per la terra. Ogni frammento del sé si fa materia vivente, ritmo, parola, eco. Attraverso immagini concrete e visionarie, il testo esplora il confine tra oblio e permanenza, tra il bisogno umano di lasciare un segno e l'inevitabile dissoluzione di ogni traccia. La poesia non cerca consolazione: accetta la caducità, ma la trasfigura in un gesto di poetica lucidità.Todos os Direitos Reservados
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