Nora è una normale ragazza di quindici anni che affronta i suoi dolori in silenzio, senza farli pesare a nessuno. A scuola la vedono tutti come quella tranquilla, quella che non parla molto, quella che ascolta più di quanto racconti. Nessuno immagina davvero cosa le passa dentro, quanto le pesino certi pensieri, quanto spesso il cuore le sembri troppo stretto per contenerli.
È una ragazza che sorride poco, ma non perché non ne sia capace: è solo che il mondo le sembra sempre un po' più rumoroso del necessario, un po' più veloce, un po' più distante. Lei cammina tra gli altri come se avesse sempre qualcosa da non disturbare, una malinconia da proteggere. Vive i giorni come se fossero fatti di vetro, con la paura di romperli o di rompersi.
A casa si chiude spesso nella sua stanza, non per isolarsi, ma per ritrovare un po' di pace tra i suoi pensieri. Le sue emozioni sono come onde che non trovano mai riva: arrivano, si infrangono, tornano indietro, ricominciano da capo. Nessuno lo sa, ma ogni sera si addormenta con quella sensazione di vuoto allo stomaco che solo chi ha amato troppo, o sofferto troppo presto, può capire.
Nora è la ragazza che osserva tutto, che si accorge dei dettagli che gli altri ignorano. Il modo in cui qualcuno passa la mano tra i capelli, il suono di una risata lontana, una moto che parte all'improvviso e le fa perdere il fiato. Vive di ricordi, di sguardi sfuggiti, di pensieri che non riesce a scacciare.
Lei non cerca attenzioni, non pretende nulla. Semplicemente sente troppo.
E questa è la sua storia: quella di una ragazza troppo giovane per avere il cuore così stanco, ma abbastanza forte da continuare a battere, anche quando fa male.
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