Da quando avevano tredici anni, ogni estate tornavano lì. Si erano conosciuti un pò per caso, un pò per destino. Otto ragazzi e una ragazza, nove cuori impastati dal mare, fatti di sabbia e promesse sotto le stelle.
Non c'erano regole, né orari, solo il patto silenzioso di esserci ogni anno, per tre mesi interi. Ridendo, rincorrendosi tra onde e raccontando sogni che sembravano troppo grandi per il mondo reale. Ma perfettamente a loro misura in quella casa fuori dal tempo.
Le estati si somigliavano, ma mai troppo.
I primi amori, le prime gelosie, i primi addii che sembravano eterni e duravano un paio di canzoni.
Ma anche i segreti sussurrati al tramonto, le promesse scritte con le dita sulla schiena e i silenzi pieni di tutto.
C'era sempre un momento, verso la fine di agosto, in cui qualcuno piangeva. Non era mai lo stesso e non sempre si sapeva perché, ma ogni volta tornavano.
Ogni estate.
Fin quando, un anno qualcosa di troppo grande cambiò, qualcosa di evidente.
Erano cresciuti e iniziavano a cambiare.
Sentimenti più forti, rimpianti per parole non dette. E all'improvviso sembrava essere bastato un giorno di fine agosto, ad aver rovinato ciò che avevano creato.
Lasciando quella casa vuota e senza risate.
Eppure certe estati non finiscono mai davvero.
Certi legami non puoi spezzarli facilmente, e quei ragazzi che facevano a gara su chi dovesse fare la doccia per primo dopo il mare, erano uno di quelli.
Quelle estati, quel legame, quell'amicizia gli era rimasta sotto pelle. Nei ricordi e nel sapere che erano stati semplicemente felici, insieme.
Che erano diventati una famiglia. E più passava il tempo e crescevano, più si mancavano l'un l'altro.
Talmente tanto da tornare.
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