Sabato sera, ore 00:47, davanti al Cocoricò 2.0.
La fila è infinita, l'aria è fredda, ma lei è calda di vodka-redbull e arroganza.
Si chiama Giada, 18 anni e mezzo, capelli castano-miele fino al culo, giacca di pelliccia sintetica aperta sul top minuscolo, shorts di pelle che sembrano verniciati e stivali neri con plateau da 12 cm che la fanno arrivare a 1,85.
Tu sei dietro di lei, cappellino da sfigato, occhiali, il suo giubbotto di pelliccia in braccio come un cuscino.
A un certo punto Giada si gira, ti guarda dall'alto con quel sorrisetto da stronzo che ti fa già tremare le gambe e dice forte, fortissimo, perché lo sentano tutti:
«Amore, mi fanno male i piedi a stare in piedi... inginocchiati un attimo.»
Non è una richiesta. È un ordine.
Ti spinge giù per le spalle. Finisci in ginocchio sul marciapiede bagnato, il suo giubbotto sotto le ginocchia di lei.
Giada ci sale sopra con tutti e due gli stivali, 60 kg di ragazza che ti usano come poggiapiedi umano.
Tira fuori il telefono, accende la fotocamera frontale e inizia una story in diretta:
«Ragazze, guardate che tappetino nuovo mi sono comprata!
165 cm di altezza, 100% zerbino, edizione limitata.
Si chiama... come ti chiami tu, scusa?»
La gente in fila scoppia a ridere. Qualcuno fischia. Un ragazzo urla «Daglielo forte, Giada!».
Lei ti afferra i capelli, ti tira la testa all'indietro così guardi in camera e continua:
«Diteglielo voi nei commenti quanto è patetico.
Io intanto lo tengo qui finché non mi annoio.»
Poi abbassa il telefono, si china appena verso di te e ti sussurra nell'orecchio, con la voce dolce e velenosa:
«Se fai il bravo e resti fermo altri dieci minuti, magari ti lascio entrare con me...
altrimenti ti lascio fuori tutta la notte a fare la statua per le mie amiche.
Sorridi, nanetto, che sei già virale.»
E tu sorridi.
Perché lo sai che lo farai.
Perché lo stai già facendo.
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