
A Venetia Velata le gondole non scivolavano sull’acqua: la ascoltavano. Ogni notte, i canali sussurravano nomi dimenticati, promesse mai mantenute e amori che avevano osato sfidare il tempo. Chloe compì trent’anni allo scoccare di mezzanotte, sotto un cielo color inchiostro. Non soffiò su nessuna candela. Non fece alcun desiderio. Perché quella strana pressione al centro del petto — come una memoria che bussava — le diceva che qualcosa stava già tornando. La Scuola di Arti Occulte di San Lume, nascosta dietro un antico palazzo che cambiava forma a seconda di chi lo osservava, la accolse con il solito odore di cera, erbe essiccate e segreti non detti. Pozioni vibravano sugli scaffali. Gli specchi non riflettevano sempre il presente. E il passato… beh, il passato non era mai davvero passato lì dentro. Fu nella Sala delle Vibrazioni — dove il pavimento reagiva alle emozioni e l’aria tremava come pelle viva — che lo vide. Leandro. Trent’anni anche lui. Nato lo stesso giorno. Lo stesso identico minuto. Si guardarono come fanno due persone che si sono già perse una volta. Non fu amore immediato. Fu peggio. Fu riconoscimento. Le mani di Chloe iniziarono a tremare mentre una pozione cambiava colore tra le sue dita, virando verso un viola profondo — il colore dei legami antichi. Leandro la osservava in silenzio, con quell’espressione di chi sta cercando di ricordare un sogno fatto troppe vite fa. «Ci conosciamo?» chiese lei, mentendo. Lui sorrise piano. Quel sorriso che non ti salva… ma ti condanna con dolcezza. «Non ancora,» rispose. «Ma lo abbiamo già fatto.» E Venetia Velata, complice bastarda, fece vibrare l’acqua nei canali come se stesse applaudendo. Perfetto. Fuoco lento, sguardi rubati, magia che fa scherzi… roba che ti prende piano e poi bam, sei fregata. Andiamo con lezioni + esperimenti andati a puttane in modo adorabile, senza profezie urlate. Solo semini piantati bene 🌱✨All Rights Reserved
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