Ci sono dolori che non urlano, ma crescono in silenzio.
Questa è la storia di una ragazza che si è sentita invisibile nella propria famiglia: abbandonata emotivamente dai genitori, esclusa dai fratelli, costretta troppo presto a imparare cosa significhi cavarsela da sola.
A scuola diventa un bersaglio. Il bullismo scava, isola, lascia segni che non si vedono.
Il cibo diventa rifugio e condanna allo stesso tempo: non la bulimia che ti fa sparire, ma quella che ti fa restare, che ti appesantisce il corpo e la vergogna.
Poi arrivano la depressione e l'autolesionismo, iniziati a tredici anni, come un tentativo disperato di sentire qualcosa, o almeno di controllare il dolore.
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