Ginevra, per tutti Gin, è una ragazza spezzata. Cresciuta in Sicilia sotto il giogo di un padre violento, trova la sua via di fuga in Edoardo, il classico bravo ragazzo di buona famiglia. Gin si aggrappa a lui come a un salvagente, convinta di aver trovato il suo principe azzurro, e lo sposa credendo che il peggio sia finalmente passato. Ma la realtà si rivela un'illusione crudele. Presto la maschera di Edoardo cade: non ci sono lividi sul corpo di Gin, ma ferite invisibili causate da una violenza psicologica sottile e costante. Lui la fa sentire un'ingrata, una nullità che esiste solo grazie alla sua generosità. Terrorizzata all'idea di tornare a casa dei genitori e senza il coraggio di scappare, la ragazza si rassegna a un'esistenza grigia. Si spegne lentamente, convinta che nessuno noterà mai il suo dolore. Il castello di finzioni crolla durante le soffocanti cene di famiglia. È lì che Gin incrocia per la prima volta lo sguardo di Enea, il fratello di Edoardo. Enea è bellissimo, un ribelle spietato con un passato oscuro che la famiglia cerca disperatamente di insabbiare. Mentre il marito la ignora, Enea la scruta. Due occhi verde smeraldo la fissano dall'altro capo del tavolo, feroci e penetranti. Per la prima volta, Gin si rende conto di essere vista davvero: qualcuno sta leggendo le sue sofferenze senza che lei debba pronunciare una sola parola. Enea non ha nulla del principe azzurro; è il diavolo che la tenta, l'unico uomo capace di risvegliare la sua anima dal torpore. Gin si ritrova così sospesa sull'orlo del baratro. Cedere a Enea significa macchiarsi del peccato più grande, distruggere un matrimonio e una famiglia; ma significa anche smettere di essere una vittima e iniziare, finalmente, a bruciare di vita vera.
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