Chi l'avrebbe mai detto... Rapunzel, finalmente fuori dalla torre. Ti immaginavo sempre più fragile.
Fragile? Forse tu sei solo abituato a principesse che obbediscono.
💙
Uscire dal carcere a diciannove anni non significa ricominciare da capo. Per Evie, significa essere etichettata per sempre come quella sbagliata. Quando ottiene una borsa di studio in uno degli istituti scolastici più esclusivi della città, frequentato solo da figli di famiglie ricche e potenti, capisce subito di non appartenere a quel mondo.
Tra feste ogni sera, regole ignorate e ragazzi convinti di poter fare qualsiasi cosa, Evie si sente fuori posto. Nasconde il suo passato, ma lo stigma di ex carcerata la segue ovunque. Nonostante tutto, decide di non abbassare la testa e di ribellarsi a chi prova a umiliarla.
Durante una festa finita male, Evie attira l'attenzione del gruppo di élite più famoso della scuola, un gruppo chiuso e temuto da tutti. Entrarne a far parte significa potere, protezione e pericoli continui. È lì che incontra il suo peggior nemico: Emris Wild.
Emris è misterioso, arrogante e pieno di problemi. Nessuno conosce davvero il suo passato, ma tutti sanno che è meglio non provocarlo. Tra lui ed Evie nasce subito uno scontro fatto di provocazioni, disprezzo e tensione. Lui non si fida di lei, lei odia tutto ciò che rappresenta.
Costretti a condividere lo stesso gruppo, le stesse feste e gli stessi segreti, Evie ed Emris scopriranno che dietro l'odio si nascondono ferite simili. In un mondo dove il potere conta più della verità, Evie dovrà scegliere se lasciarsi distruggere dal passato o usarlo per sopravvivere.
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𝐏𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐁𝐎𝐒𝐓𝐎𝐍 𝐒𝐄𝐑𝐈𝐄𝐒
«Harper è un nome terribile» butta fuori il fumo dopo qualche minuto di silenzio passato a fissare.
«Eh?» lo guardo confusa, il cuore ancora in gola.
«Sul cestello» specifica accennando col mento all'oggetto in questione.
Seguo il suo sguardo e inorridisco.
Fiori e stelline incorniciano sei semplici lettere.
Oddio.
Ho rubato una bici ad una ragazzina.
Con un nome terribile, tra l'altro.
«Cielo, no. Non mi chiamo Harper. È orrendo.»
«Mia madre si chiama Harper» assottiglia gli occhi blu cielo.
Io li sgrano.
Merda.