Capitolo 1
L'isola non compariva da nessuna carta nautica ufficiale
Oppure era li.
Elia la vide emergene dalla nebbia dell'alba una linea scura sull'orizzonte che non avrebbe dovuto esserci. Il mare era immobile, troppo calmo per essere vero, come se stesse trattenendo il respiro insieme a lui.
Il vecchio peschereccio Asteria avanzava lentamente, il motore che tossiva a intervalli irregolari. Elia strinse la mappa tra le mani. La carta era ingiallita, macchiata di sale e di tempo, con segni tracciati da una mano nervosa. Non l’aveva comprata. Non l’aveva cercata.
L’aveva trovata.
Era comparsa nella sua cabina tre notti prima, piegata con cura sul tavolo, come se qualcuno fosse entrato senza lasciare traccia. In basso, una frase scritta in inchiostro scuro:
“Qui finisce l’isola. Qui comincia ciò che resta.”
Elia non aveva dormito da allora.
Ora l’isola cresceva davanti a lui: scogliere alte come mura, ricoperte di vegetazione scura, e al centro una montagna spaccata in due, come se qualcosa l’avesse colpita dall’interno. Nessun segno di fumo. Nessun porto. Nessuna spiaggia accogliente.
Solo silenzio.
«Non mi piace,» mormorò Nora dal ponte, stringendosi nel giubbotto. Era salita senza farsi sentire. «Le isole che non stanno sulle mappe di solito vogliono restarci.»
Elia sollevò lo sguardo.
«E quelle che ci chiamano?» chiese.
Nora non rispose subito. Guardava l’isola con gli occhi di chi aveva visto abbastanza mondo da sapere quando girarsi dall’altra parte.
«Allora vogliono qualcosa indietro.»
Un’onda improvvisa colpì lo scafo, come un avvertimento. La bussola girò su se stessa, impazzita.
Elia capì, in quel momento, che qualunque cosa ci fosse su quell’isola…
non li avrebbe lasciati andare via come erano arrivati.
E l’isola, finalmente, era finita
.
Il resto stava per cominciare.
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