Astrocartography

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WpMetadataNoticeLast published Tue, Mar 31, 2026
Lea ha quasi finito giurisprudenza, anche se ci ha messo due anni più del previsto e non è sicura che la laurea cambierà davvero qualcosa. La sua vita scorre in una sorta di anestesia: studio, turni massacranti, sigarette e un senso di inadeguatezza che sembra non volerla lasciare. A complicare tutto c'è Teo, il capo sala: quasi cinquant'anni, sposato, affascinante e opaco come una tempesta in arrivo. Da due anni tra loro esiste qualcosa che non ha nome: baci rubati, giri in macchina sulle alture, una tensione che Lea non riesce né ad accettare né a spezzare. Mentre la laurea si avvicina e il futuro smette di poter essere rimandato, Lea si rende conto che il vero problema non è il ritardo negli studi, né il lavoro precario, né quell'uomo che sembra esercitare su di lei una forza magnetica. Il problema è il vortice in cui ha costruito la propria vita: un turbine lento e nero che non la lascia cadere, ma neppure andare avanti. Per uscirne non basterà laurearsi. Servirà un taglio netto. E quando finalmente troverà il coraggio di farlo, Lea lascerà tutto alle spalle per riscrivere la propria storia lontano da casa. Tra le verdi colline del Somerset, in Inghilterra, cercherà di ritrovare la sua voce, la sua luce e quella passione per la vita che per troppo tempo ha creduto di aver perso.
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Zoe osserva il mondo da bordo campo. Scrive, prende appunti, resta un passo indietro. Madison invece vive nel centro del rumore: capitano della squadra di basket, corpo allenato, sguardo che non chiede permesso. Quando si incontrano, non succede nulla di eclatante. Solo sguardi che durano un istante di troppo. Frasi dette a metà. Distanze che sembrano sicure finché non iniziano a tremare. A bordo campo è una storia di attesa, di corpi che si muovono e parole che restano indietro. Una storia su ciò che accade quando smetti di guardare la partita giusta e cominci a guardare la persona sbagliata. «Sei consapevole di quello che stai facendo?» chiede, la voce più bassa, quasi persa nella musica. La guardo negli occhi. Non c'è sfida. Solo una domanda vera. «Sto ballando,» rispondo. Le sue labbra si piegano in un mezzo sorriso. «Non solo.» Inclino la testa, senza smettere di muovermi. «Allora forse sei tu che guardi troppo.»

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