Ciao, sono Aurora. Se dovessi descrivere la mia vita con un genere cinematografico, probabilmente sarebbe uno di quei film adolescenziali dove la protagonista è "quella brava": voti alti, camera ordinata, mai un sabato sera passato a fare qualcosa di più trasgressivo che guardare maratone di serie TV con Martina e Leo.
Sono quella che tutti considerano "trasparente". Almeno fino a quando non incrocio lo sguardo di Damiano.
Ecco, parliamo di lui. Se la mia vita è un film rassicurante, Damiano è il corto circuito che fa saltare tutto l'impianto elettrico. Lui è il motivo per cui evito i corridoi dell'ala est della scuola. È il tipo di ragazzo che i professori guardano con rassegnazione e che le madri indicano come "cattiva strada". Capelli scuri sempre spettinati, un'andatura di chi sa di possedere il mondo e quella maledetta giacca di pelle che sembra la sua seconda pelle.
Tutti lo temono o lo desiderano. Io? Io lo detesto. O almeno, questo è quello che ripeto allo specchio ogni mattina.
Perché vedete, il problema non è che Damiano è un bullo. Il problema è che quando mi guarda, non mi vede "trasparente". Mi vede e basta. E in quel modo fastidioso, arrogante e maledettamente magnetico che mi fa dimenticare come si respira.
Siamo come due rette che non dovrebbero mai incontrarsi. Io sono l'ordine, lui è il caos. Io sono il silenzio, lui è il rombo di una moto che squarcia il pomeriggio.
Tutto è iniziato per colpa di una catena della bici spezzata e di un temporale che non voleva saperne di aspettare. Ma se avessi saputo che salire su quella moto avrebbe cambiato tutto... beh, forse ci sarei salita lo stesso. Ma non ditelo a nessuno.
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