Alek Vence sta lavorando a una serie di articoli su alcune morti apparentemente scollegate: suicidi, delitti passionali, esplosioni di violenza improvvisa. Tutte le vittime hanno un passato torbido, ma nessun collegamento evidente.
Quando incontra nuovamente una giovane donna, nonchè fotografa freelance e consulente della polizia di Manhattan, durante un'indagine su una di queste morti 'sospette', tra loro nasce una relazione fatta di dialoghi notturni, analisi morali, attrazione fondata sull'intelligenza e sulla condivisione di una visione disincantata del mondo.
Quello che nessuno sa è che tutte le vittime sono legate a un evento avvenuto molti anni prima: un episodio mai finito sui giornali, classificato come incidente o caso minore.
Nessuno aveva commesso il crimine. Tutti, però, vi avevano contribuito.
Indagando, il giornalista inizia a vedere il filo rosso. Non prove, ma pattern morali.
Quando scopre il cosiddetto colpevole, però si trova difronte a un dilemma.
Le vittime erano tutte brutte persone, infatti denunciare il 'colpevole' odierno significherebbe riabilitare persone che avevano distrutto vite. Ma, al tempo stesso, significherebbe accettare una giustizia privata.
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