La Veglia
«Prima di diventare un mostro, ho avuto un nome. Adesso, dietro il vetro, contano altro: dicono soggetto, unità, minaccia contenuta. Ma io sono ancora Clara.»
Diciotto mesi dopo l'inizio del contagio, il mondo esterno vede solo involucri vuoti da distruggere con il fuoco. Ma dentro il corpo mutato di Clara la coscienza è intatta, lucida, condannata ad assistere a ogni singola azione senza poterla fermare.
Quando una neurologa scopre che la "veglia" esiste e che dietro lo sguardo spento di alcuni infetti ci sono persone ancora vive, riprendere la voce non significa essere salvi. Significa affrontare il peso della memoria, le cicatrici irreversibili e una società che preferisce bruciare anziché distinguere chi è ancora umano.
Un dramma psicologico sulla prigionia del corpo, la colpa e l'urlo silenzioso di chi chiede soltanto di non essere dimenticato.