Elena ha diciotto anni e vive con la sua famiglia in un ridente paesino ai piedi delle Prealpi Orobiche, là dove il fiume Adda scorre lento lungo la sua sponda orientale, poco prima di dissolversi nella quiete meridionale del lago di Como.
Fin da bambina, in lei vi era qualcosa di diverso. Non si limitava a guardare: osservava. Non si accontentava di vedere: cercava. Come se ogni cosa, un volto, una parola, un silenzio, custodisse un segreto appena sotto la superficie, e lei fosse l'unica capace di sfiorarlo. Col tempo, questa sua sensibilità si è affinata, fino a renderla capace di ascoltare ciò che non viene detto o di leggere ciò che si nasconde negli sguardi fugaci, nelle pause, nelle assenze... così da cogliere, in quel vuoto solo apparente, una verità che agli altri sfugge.
Ma più di ogni altra cosa, è il passato ad attrarla. Non come qualcosa di remoto, ma come una presenza viva, nascosta tra le pieghe del presente. Perché sa, anche senza saper spiegare come, che ciò che siamo nasce da ciò che è stato, anche quando la memoria lo ha dimenticato.
Tutto questo ha contribuito a fare di Elena una ragazza introversa, silenziosa e distante dai suoi coetanei. Non per scelta, ma per natura.
Il mondo le appare diverso e, a sua volta, lei si sente fuori posto, come se appartenesse a qualcosa di più antico. Come se fosse la custode inconsapevole di mondi perduti, di voci dimenticate che chiedono, ostinate, di essere ascoltate.
E allora, quale luogo potrebbe accoglierla più di Pompei?
Un luogo in cui il tempo non scorre, ma è soltanto sospeso.
In cui passato, presente e futuro convivono nello stesso respiro trattenuto.
Così parte. Una valigia tra le mani, e dentro qualcosa che non ha nome. Non sa cosa stia cercando. Non sa cosa troverà.
Ma sente che deve andare.
Perché, in qualche modo, è Pompei ad aspettare lei.
E lì, tra pietre antiche e silenzi carichi di memoria, Elena scoprirà un mondo. Ma, soprattutto, scoprirà se stessa.
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