
Ricordo ancora la sensazione che provai la prima volta che entrai nello studio del dottore. Le pareti, dipinte di un colore tenue, contrastavano con il divano di pelle rossa, così curato e invitante da sembrare fatto apposta per farti abbassare la guardia. Fu esattamente quello che accadde: mi sedetti, imbarazzata, e iniziai a osservare ogni dettaglio della stanza pur di evitare il suo sguardo. Lui rimase in silenzio per qualche istante. Poi sorrise appena, un sorriso leggero ma attento, che riuscì a farmi arrossire. «Allora, Ginny,» disse con tono pacato, «vogliamo parlare di quello che è successo?» Sollevai lo sguardo e lo incrociai con il suo. «Non penso di doverti una spiegazione. Ognuno ha le proprie tecniche per rilassarsi. Quella era la mia.» Per un attimo mi parve di cogliere qualcosa nei suoi occhi. Non giudizio. Preoccupazione. «Quella non è una tecnica di rilassamento,» rispose serio. «È autodistruzione. E io non voglio perderti di nuovo.»Todos los derechos reservados
1 parte