Minho ha sedici anni la prima volta che vede Han. I genitori di Minho sono paragonabili a dei fantasmi. Minho ha imparato che l'amore non esiste e per spegnere il vuoto ha iniziato a rifugiarsi nelle sostanze, è proprio lì che nota Han. Han ha quattordici anni, i genitori separati che lo usano come un'arma per farsi la guerra a colpi di avvocati. Quel giorno, Han sta piangendo in silenzio, rifiutando il pranzo che ha nel sacchetto.
Minho gli si siede accanto. Non dice le solite frasi fatte, gli passa una sua cuffietta. Han alza lo sguardo e capisce di non essere più solo. Nel giro di poche settimane, incontrarsi diventa una necessità vitale. Si mettono insieme per sopravvivenza e perché oramai l'uno non poteva vivere senza l'altro.
Un anno dopo, quel legame si è trasformato in qualcosa di pericoloso. Minho, ora diciassettenne, è sul letto, perso nei fumi della sua dipendenza. Accanto a lui, Han, ormai quindicenne, la depressione è peggiorata, l'autolesionismo è un'abitudine e i disturbi alimentari lo stanno consumando dall'interno. Il loro amore è diventato come il filtro d'amore di Tristano e Isotta. Non sanno più amarsi senza farsi del male. Si alimentano a vicenda le rispettive tossicità.
Una notte d'inverno, la tensione accumulata esplode, Minho perde il controllo. Viene colto da un raptus di rabbia cieca.
Il giorno dopo, svanito l'effetto della rabbia e delle sostanze, la stanza è spettrale, vede Han addormentato contro il letto, pallido, fragile, con il respiro corto e capisce tutto.
Minho prende una decisione. Guarda Han e capisce che vuole che viva. Vuole che vivano entrambi.
Cosa succederà?
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