Ci sono storie che iniziano prima ancora che tu abbia il tempo di capire cosa sia il mondo. La mia è una di quelle. Se guardo la ragazza che sono oggi, con le mie fragilità, le mie giornate sì e le mie giornate no, faccio fatica a credere a tutto quello che ha attraversato il mio corpo. Ho deciso di scrivere questo libro non per fare la vittima, e nemmeno per sentirmi un'eroina. Lo scrivo perché la memoria è un dovere, e perché spero che queste pagine, così lunghe e piene di tutto il dolore e l'amore che ho vissuto, possano essere un rifugio per chiunque si senta intrappolato in un corpo che non riconosce, o in una vita che ha dovuto fare i conti con l'urgenza di un destino improvviso.
La mia vita si divide in due parti: c'è un "prima", fatto di un mal di pancia silenzioso che mi ha accompagnato dai sei ai nove anni, e c'è un "dopo", iniziato nel 2016 in una sala operatoria, dove mi hanno salvato la vita strappando un mostro dalla mia testa, ma lasciandomi un conto da pagare ogni giorno. Oggi, senza una manciata di pillole, il mio corpo semplicemente si fermerebbe. Non è facile accettarlo. Non è facile guardarsi allo specchio e vedere i segni che quei farmaci lasciano sulla pelle, la morbidezza di un corpo "pienotta" che si scontra ogni giorno con le insicurezze di una ragazza giovane. Ma in questo viaggio non sono mai stata sola. Dietro di me ci sono due giganti: mia mamma Maria, con la sua corsa instancabile e quel nervosismo dettato dall'amore più puro, e mio papà Vincenzo, la mia ancora di salvezza. Questa è la nostra storia. Prendetevi del tempo per leggerla, perché è stata lunga da vivere, e merita di essere raccontata senza saltare nemmeno una riga.
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