Hiroshi è un giovane samurai dai capelli di un colore raro: un nero morbido che sfuma tra il grigio fumo e dolci riflessi argentei, e inoltre aveva due occhi neri profondi e intensi. È sempre stato educato alla disciplina, alle regole, al rigore e alla freddezza.
Un giorno, al tramonto, seduto su una panchina sotto un albero di fiori di ciliegio, incontra un ragazzo che stava disegnando l'ambiente su un taccuino. Era Yamato: un ragazzo dai capelli corvini e due occhi scuri ma dolcissimi. È destinato ad essere una promessa dell'arte, perché non fa solo bei dipinti con tecniche precise, ma sa disegnare con il cuore, l'anima e la passione, gli stessi sentimenti con cui Hiroshi si allena e combatte.
Dopo il primo incontro, i due capiscono lentamente che sta nascendo qualcosa tra loro, e lo confermano negli incontri a venire. La loro non è una semplice relazione romantica, ma prima di tutto una relazione di fiducia. Per capire davvero cosa provassero, dovevano costruire un'intimità, una connessione e una sintonia così forte da far parlare i loro sentimenti.
Anche dopo la distanza, riflettendo, riuscirono a a riconoscersi.
Riconoscerci non parla solo di una storia d'amore tra due ragazzi giapponesi, ma della loro evoluzione, prima di baciarsi due volte e prima di capire di essere destinati a stare insieme. L'ho scritta con un fine preciso: far capire che l'amore vero, nonostante le difficoltà e nonostante la distanza - fisica, emotiva o entrambe - resta. Perché quando due persone si amano, come Hiroshi e Yamato, non importa quanto tempo passi: si rincontreranno sempre e si riconosceranno sempre, perché il loro amore è un intreccio tra destino e la promessa di riconoscersi.
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