Spagna, precisamente nella capitale: Madrid.
Martina Gonzàlez, una giovane donna il cui pensiero principale è lo studio. In realtà è l'unica cosa che le interessa, oltre alla sua famiglia certo, una famiglia piccola ma buona. La sua vita procede in linea retta da troppi anni, come i battiti cardiaci di una persona ormai morta. Non che ciò sia tanto male, soprattutto se voluto dalla persone in questione, ma fin troppo monotono forse si. Tuttavia a lei piace questa sobrietà perché sa che non le porterà alcun problema. Ma l'arrivo di un tale Julio Benitez spezzerà quell'equilibrio, romperà quella tranquillità che la ragazza ha sempre cercato di mantenere. E si sa, che la tentazione di qualcosa che va contro le regole vince di gran lunga. E Martina riproverà di nuovo, forse perché bruciarsi una volta non le è bastato, forse perché non ne può fare a meno. Ma, anche questa volta varrà il detto: 'giocando con il fuoco si finisce col bruciarsi'?
Dalla storia:
'Sognò. Sognò occhi scuri e oscuri. Sognò un viso serio, dai lineamenti contratti e un sorriso inadatto sulle labbra. Lunghi capelli sciolti e mossi le incorniciavano il viso.
Era il suo sogno. Era anche il suo incubo.'
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[...]
«Siamo amici che fanno sesso... no, neanche tanto amici.» rise Martina. L'alcol parlava al posto suo, «Com'è che si dice, scopamici? Trombamici?»
«E' la stessa cosa.»
«Be', quindi cos'è che siamo?»
«Cosa vuoi che siamo?» le baciò la clavicola e Martina mugolò, «Possiamo essere tutto ciò che vuoi.»
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"Invidio ed odio quel sorriso, e vorrei continuare a vederlo sulle sue labbra per il resto dei miei giorni. Saprei, così, che almeno uno di noi è sereno."
I cliché piacciono perché ci fanno sentire a casa.
Ma questa storia? Vi ci porterà... per poi stravolgere ogni certezza.
Sotto le apparenze si nasconde più polvere di quanto siamo pronti a vedere. E quasi nessuno è disposto a mostrarla.
In rari casi, l'amore è abbastanza forte da far alzare la nostra maschera. Eppure in questo racconto, due si odiano, mentre gli altri non sanno di non poter stare insieme.
Quando l'attrazione incontra il dolore... chi ne esce vincitore?
Si avvicina pericolosamente a me. Quel suo dannatissimo profumo mi invade le narici, dolce e tagliente come una lama.
«Scappa finché sei in tempo, principessa.»
La sua voce è bassa, controllata, quasi studiata.
«P-perché dovrei?» riesco a mormorare, cercando di non perdere il controllo.
Lui sorride, lentamente, e risponde scandendo ogni parola:
«Perché se restassi ancora un secondo davanti a me... farei cose che un principe non farebbe mai.»
Inspiro a fondo. Non abbasso lo sguardo.
«Io non voglio un principe. Voglio te.»