IL FANTASMA E L'OROLOGIO A PENDOLO

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Jun 24, 2015
Qualche anno fa morì un noto avvocato di Milano. Passato il dolore in famiglia, alquanto numerosa, la vita riprese il suo corso nella grande casa. Lo studio non fu smantellato, ma per desiderio sia della moglie che dei figli già grandi, rimase così come l'aveva lasciato l'estinto. Veniva spesso spolverato e pulito a fondo ogni tanto, si da apparire sempre in ordine, come fosse in attività. Ma dopo qualche tempo avvenne un caso molto strano, direi terrorizzante. Mentre la domestica era intenta a pulire la stanza, e precisamente quando era chinata in terra per pulire con uno straccio vicino ad una poltrona, sentì ad un tratto un forte peso sulle spalle come se qualcuno avesse poggiato con forza le mani su di esse. Nello stesso tempo avvertì sulla schiena la vicinanza e il peso di un corpo. Istintivamente la donna alzò il capo, senza riuscire però a sollevare il corpo schiacciato da quel peso estraneo. Una volta sollevata la testa, gi occhi si posarono su un grande specchio di fronte.
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<<Come ogni mattina mi diressi alla caffetteria sotto casa mia, per il solito caffè macchiato e brioches vuota, quindi scesi le scale, aprì il portone, e girai a sinistra in direzione dell'ingresso, ma mi imbattei in un uomo, sulla trentina con capelli neri cenere, alto almeno 1 metro e ottanta, che non vedendomi mi venne addosso. Merda. Mi rovesciò il suo caffè sulla maglietta nuova, bella e appena stirata. Cercai di mantenere la calma, era anche lunedì. Lui si scusò moltissimo per non avermi visto, sembrava davvero dispiaciuto, gli dissi che non faceva nulla, di non preoccuparsi e, mentre lo facevo, lo guardai negli occhi: riconoscerei purtroppo quegli occhi ovunque>>

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