'When you miss me close your eyes, I may be far but never gone', continuava a cantarmi Luke nelle rare occasioni in cui riuscivamo a metterci in contatto telefonicamente o tramite Skype.
E io gli rispondevo che sì, lo sapevo che era lontano solo fisicamente da me, ma non riuscivo a pensarlo senza che gli occhi non mi si inumidissero.
Era difficile girare per la città perché la sua faccia era stampata sui grandi cartelloni pubblicitari, sulle riviste, c'erano sue sagome nel nostro negozio di musica preferito. E le ragazzine non facevano altro che parlare di quanto fosse attraente, rendendomi più insicura, come se non lo fossi normalmente.
Mi mancava, mi mancava fottutamente tanto e non c'era giorno che non mi sentissi sola, come se mancasse un pezzo fondamentale di me.
E lo odiavo e lo amavo al tempo stesso perché aveva seguito il suo sogno e mi aveva lasciata a casa, ad aspettare le chiamate che non arrivavano, a ricevere gli insulsi regalini che il suo agente mi mandava di tanto in tanto.
Forse Luke non mi amava più, io avrei dovuto farmene una ragione e lasciarlo andare definitivamente.