Eroinomane,cosi mi chiamano.

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WpMetadataNoticeLast published Sun, Sep 27, 2015
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Sono io in copertina e questa storia parla di me. Una storia completamente reale. Campagna, una casa, un divorzio mai affermato, mai deciso. Mia madre non può decidere da un giorno all altro di uscire di casa, non guadagna abbastanza e l unica opzione è restare li. Soffrire noi tre, tre sorelle e anche mia madre. Ed è qui che inizia la mia storia cado nel giro della marijuana, ma non è talmente grave. Vengo espulsa al terzo anno per questo e per avere messo le mani addosso a delle ragazze. L unica mia possibilità di andarmene l avevo bruciata. E potrei continuare ma è qui che arriva il peggio. Non so scrivere e ne sono consapevole. Tutti mi dicono che la mia storia merita di essere scritta e lo sto facendo. Se non lo facevo? I miei compagni di classe lo avrebbero fatto. Ho una relazione, un tunisino senza documenti che spaccia, credevo mi volesse bene ma voleva solo crearmi dipendenza con l eroina. Mi sono ritrovata a fare cose veramente brutte, cadendo anche nella coca e nel crack.
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  • ~Fine Line~ Vol.1  //Ethan Torchio\\

Quando questa storia, vera, mi è stata raccontata non era così divertente. Non è mai divertente la fine di una storia di amore, tra l'altro lunga come questa. C'erano pianti e rabbia e delusione. C'era tanto dolore. Da ciò è nato il desiderio di trasformare tutto ciò. Ho chiesto alla mia amica di riflettere su ciò che le stava succedendo e di scrivermelo a grandi linee, inviandomelo la sera via WhatsApp. In pratica un diario terapeutico (la diarioterapia è spesso consigliata dagli psicologi, quelli seri, poiché sostengono che formulare a parole quello che ci fa paura o che ci preoccupa è il primo passo per liberarcene). Io però poi lo rielaboravo, cercando di metterci il meno possibile del mio ma indossando, grazie al mio distacco, le lenti dell'ironia e del sarcasmo. Poi glielo rinviavo il giorno dopo. Dopo qualche giorno era così divertita e presa dalla scrittura della nostra storia a quattro mani che lei stessa mi raccontava ormai ciò che le succedeva come fosse una barzelletta. Perché, se non ti resta che piangere, diceva qualcuno, forse è meglio prenderla a ridere.

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