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WpMetadataNoticeÚltima atualização ter, set 29, 2015
La vita è strana. Davvero strana. Io non la capivo. Che senso aveva tutto ciò? Avevo milioni di domande, ma zero risposte. Non comprendevo ciò che mi accadeva. Non sapevo perché dovessi vivere certe situazioni. Di certo, non rimpiangevo la mia vita, nonostante fosse colma di incomprensioni, ingiustizie e miserabilità. Trascorrevo ogni giorno come se fosse l'ultimo. Come se non avessi altro tempo a disposizione al di fuori di quel giorno stesso. Desideravo realizzare tutto ciò che volevo. Tutto ciò che mi sembrava indispensabile per la mia esistenza. Avevo solamente diciott'anni, ma conoscevo molto bene il mondo. Ero già a conoscenza di ciò che mi circondava. Ero consapevole del fatto che ,per gente come me, non c'era speranza. Non c'era speranza affinché qualcuno non avesse cambiato tutto quello che sapevamo. Qualcuno che intendeva quello che eravamo tenuti ad affrontare ogni giorno: un'ingiustizia. Aspettavo quel giorno con ansia, lo necessitavo. Volevo il bene comune. Sapevo ciò che volevo. Prima che arrivasse lui. Prima che un ragazzo dell'Altro Lato facesse irruzione nella mia vita incasinata. Prima di lui, capivo tutto. Poi, non capii più niente.
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Ciao ragazzi, questa storia NON è mia. È la storia che una ragazza ha pubblicato su EFP e ho deciso, per motivi di comodità, di trascriverla qui. Ripeto: non è una storia mia. [Dal capitolo 11..] «Stai ammettendo che qualcosa ti spinge a non distanziarti da me?» Sorrise assottigliando lo sguardo. « Il tuo cuore gioca brutti scherzi, Emily.» «Il mio cuore sa benissimo dove andare, il tuo non lo sa...» distolsi lo sguardo, cercando di ragionare. «Il mio è fermo.» Rimase impassibile. Nessuna emozione. Nessun atteggiamento. C'erano solo i suoi occhi immensi e le sue labbra socchiuse. «Beh, fallo ripartire allora.» Scrollai le spalle. Scoppiò a ridere, ma poi tornò serio, «Ci vorrebbe una spinta forte.» Accennò una smorfia con il naso. Così approfittai della situazione e lo spinsi facendolo indietreggiare di poco. Lui mostrò un sorriso divertito, ma allo stesso tempo dolce. «Così va bene?» Chiesi poggiando le mani sui fianchi. «Non ci provare. È duro come un martello.»

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