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Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero

Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero

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WpMetadataNoticeUltima pubblicazione sab, ott 31, 2015
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SAGGISTICA
Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero è praticamente un libro fotografico senza fotografie. Di cieli che arrivano al soffitto, dei trecentosessanta chilometri che ci dividono, dei trenta euro di treno. Parla di traslocare e di altre cose. Poteva chiamarsi anche Non si esce vivi dalla pianura padana. Parla dei nostri amori che fanno prendere i treni e che fanno perdere gli aerei. Dei nostri amori che come colonne sonore hanno dei telegiornali. Le nostre scenografie e le periferie. Un'intimità che diventa una marea, che esce dagli occhi e dalla bocca e che entra nelle città e nelle case blindate. Le tue ansie planetarie. Tu che sorridi agli autovelox. Ferrara che potrebbe essere tutte le città di provincia, silenziose e deserte di sera. Le passeggiate dei poliziotti di quartiere. Occhiaie azzurre e narrazioni imprecise. Con talmente tante colonne sonore che si possono sentire anche se lo si legge in silenzio.
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Iris ha diciotto anni e vive in una provincia che le sta stretta. Scrive poesie nei margini dei libri di scuola, fuma per riempire i silenzi e si rifugia nei boschi oltre la ferrovia. Non sa bene cosa vuole, ma sa cosa non vuole: restare lì a farsi spegnere. Piccolo è tornato in città per una pausa dal caos. Sta cercando di tenere insieme la testa e la musica, mentre tutto intorno sembra spingerlo verso l'autodistruzione. È affascinante, ma distante. La gente lo vede come "quello che ce l'ha fatta", ma lui si sente perso più che mai. Si incontrano per caso, a una festa sporca di luci stroboscopiche e bicchieri mezzi vuoti. C'è qualcosa negli occhi di Iris che lo disarma. E qualcosa nella voce di Piccolo che la attira e la spaventa insieme. Iniziano a cercarsi, poi a evitarsi, poi di nuovo a cercarsi. Il loro legame è confuso, pieno di tensioni, gelosie, silenzi e parole dette male. Si fanno male perché è l'unico modo che conoscono per sentirsi vivi. Ma qualcosa cambia quando, una notte, dopo l'ennesima lite, si trovano in macchina sotto la pioggia. Nessuno dei due scappa. E per la prima volta parlano davvero: delle paure, delle aspettative, del dolore che si portano dietro. Da lì, piano, imparano a conoscersi senza maschere. A litigare senza ferirsi. A restare senza soffocarsi. Piccolo riparte con la band, ma stavolta Iris non lo vive come un addio. Si sentono, si scrivono, si aspettano. Quando torna, non sono più due ragazzi che si fanno male per amarsi, ma due persone che scelgono di curarsi, insieme. "Farsi male a noi va bene" diventa un ricordo, un punto di partenza. Non più una condanna, ma una frase da superare. Insieme.

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