così vicini prima parte- dario

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WpMetadataNoticeLast published Mon, Feb 15, 2016
questi sono estratti dal primo capitolo del Così vicini, in libreria e bookstore dal 27 agosto 2015. ditemi che cosa ne pensate!!! Qui si presenta il protagonista maschile, Dario Dario Firenze, settembre 1994. Il cielo di Firenze era ricoperto di soffici nuvolette, un ricordo che il temporale improvviso della sera ci aveva lasciato. Qualche gocciolina di pioggia era ancora pronta a cadere dolcemente sulle strade, a naufragare nelle pozzanghere, oppure a scomparire spazzata via dai tergicristalli delle auto che già correvano lungo la via principale. L’alba aveva illuminato da poco la città, e i raggi del sole si stavano ancora scaldando rivelando una luce poco definita. Presto avrebbero assunto quella colorazione rossiccia che troneggia nelle ore più calde, regalandoci una giornata meravigliosa. La cupola del Brunelleschi svettava fiera e altezzosa sopra tutti i tetti. Le goccioline di pioggia ne colpivano la lanterna bianca posta in cima e scorrevano velocemente creando brevi rigagnoli lungo i suoi sedici spicchi. Finita la rapida discesa precipitavano a terra o sulla testa di qualche distratto passante. La vedevo tutti i giorni, eppure ogni volta era come se fosse la prima. Quell’incerta mattina di settembre, però,anche per me era giunto il fatidico momento, quello che ogni bambino teme e allo stesso tempo desidera: il primo giorno di scuola. (...) la mia era un situazione un po’ particolare. In quel settembre del 1994 avevo solo sei anni, eppure sentivo che mi erano già accadute molte cose: troppe, forse. All’età di tre anni persi entrambi i genitori. Il motivo? Incidente stradale. Ero forse un sopravissuto? No, io non c’ero quella volta. Non mi avevano portato. Dove mi avevano lasciato? Con chi? Ero troppo piccolo per pormi queste domande, o forse troppo immaturo per poter sapere le risposte.
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Per amore la gente fa cose strane. C'è chi stermina eserciti, chi piange per giorni, chi attraversa nazioni intere desiderando un solo bacio, chi legge libri in codice braille in lingue che non conosce. Francesco faceva parte di tutti e quattro i gruppi, nonostante fosse abbastanza sicuro che nessun soldato si sarebbe mai fatto ammazzare da lui. Inoltre, in braille, non era ancora in grado di distinguere la S dalla T, il che era un problema, ma rimaneva fermamente convinto che, se avesse continuato a provare, il suo indice si sarebbe abituato a combaciare con quell'ideale rettangolo di pallini. Si trovavano nelle ombre di una notte nella quale lui avrebbe riversato tutta la sua luce, in un letto dove le lenzuola si fondevano con fiori di campo buttati là per gioco. Mosse piano le dita sul materasso e prese quella che sembrava una margherita, la incastrò in una delle ciocche dei capelli che si annodavano sul suo petto e sorrise, passando la mano su ricci che rilucevano di luna. Guardò oltre la finestra, verso le colline dipinte di un'estate che spirava. Per amore aveva illuminato d'effimero un'ombra di luce. E adesso era felice. (STORIA COMPLETATA IN CORSO DI REVISIONE)

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