Jail island - Il gioco del peccato

Jail island - Il gioco del peccato

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WpMetadataNoticeLast published Sat, Apr 2, 2016
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Fiction
Science Fiction
Anno 2735 d.C. Dopo la terza guerra mondiale, il mondo, distrutto, piomba nel silenzio. Tre macronazioni isolate, i cui esponenti decidono di riunirsi solo una volta all'anno per evitare nuovi conflitti. Aepigea, Theopolis, la città degli dei. La macronazione più sviluppata ma più ambigua. Ricchi e poveri si scontrano giorno dopo giorno e la società dabbene guarda dall'alto e reprime con violenza la criminalità dilagante nel quartiere Danai. Nasce un gioco perverso, un delicato equilibrio fra sadismo e bisogno di liberarsi dei fardelli della società: i fuorilegge. Un televoto, una prigione fatta di piante esotiche, armi, morte. Chi vince è libero per sempre. E poi, c'è chi perde. *** "Daniel sorrise. Eleanor si morse la lingua per farsi stare zitta. -Corinne- la chiamò. I loro occhi si trovarono, la rivoltella gelida puntata ancora contro la sua tempia. Daniel vedeva il sudore correrle lungo il collo in goccioline lucenti. -Corinne- ripeté. -Corinne abbiamo perso.-"
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#13
ashley
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Per amore la gente fa cose strane. C'è chi stermina eserciti, chi piange per giorni, chi attraversa nazioni intere desiderando un solo bacio, chi legge libri in codice braille in lingue che non conosce. Francesco faceva parte di tutti e quattro i gruppi, nonostante fosse abbastanza sicuro che nessun soldato si sarebbe mai fatto ammazzare da lui. Inoltre, in braille, non era ancora in grado di distinguere la S dalla T, il che era un problema, ma rimaneva fermamente convinto che, se avesse continuato a provare, il suo indice si sarebbe abituato a combaciare con quell'ideale rettangolo di pallini. Si trovavano nelle ombre di una notte nella quale lui avrebbe riversato tutta la sua luce, in un letto dove le lenzuola si fondevano con fiori di campo buttati là per gioco. Mosse piano le dita sul materasso e prese quella che sembrava una margherita, la incastrò in una delle ciocche dei capelli che si annodavano sul suo petto e sorrise, passando la mano su ricci che rilucevano di luna. Guardò oltre la finestra, verso le colline dipinte di un'estate che spirava. Per amore aveva illuminato d'effimero un'ombra di luce. E adesso era felice. (STORIA COMPLETATA IN CORSO DI REVISIONE)

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