Quell'estate

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WpMetadataNoticeLast published Wed, Jun 8, 2016
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Fiction
Romance
Con mia sorpresa, il ragazzo che venne ad aprirmi la porta non era affatto come me l'ero aspettato. Al posto del barbuto ragazzo dall'aria sorniona, comparve una folta chioma bruna e disordinata che adornava un volto dallo sguardo sveglio e vivace. Invece di due occhi marroni, due occhi verdi mi fissavano incuriositi, e due braccia olivastre reggevano la porta. "Posso aiutarti?" La sua voce era gentile, ma c'era qualcosa di tremante e nervoso che rivelava come il ricordo di una spiacevole conversazione avvenuta di recente o ripetutamente. "Ciao, sto cercando Raymond Pitt", dissi io con una voce altrettanto gentile. Tuttavia qualcosa in me doveva averlo urtato, perché il nervosismo aumentò e si trasformò in una sorta di fastidio che temetti fosse dovuto alla mia presenza. "E chi lo desidera?" Decisamente un cambiamento nell'atteggiamento. "Sono Ellen Campbell, la figlia dei signori che gli hanno affittato casa" Improvvisamente lo vidi rilassarsi e trarre un sospiro di sollievo. Le braccia, prima attaccate alla porta, si distesero, così come la fronte fino a poco fa preoccupata. "Beh, in questo caso ce l'hai di fronte", rispose tendendomi la mano per presentarsi. "Sai, dopo tutto quello che mi è successo con i paparazzi non mi fido di nessuno davanti alle porte di casa.", aggiunse passandosi una mano tra i capelli e dando per scontato che sapessi a cosa si riferisse. "Sì, posso immaginare.", risposi mentre entravo in casa. In realtà non capivo assolutamente di cosa stesse parlando, ma pensavo che un ragazzo di massimo venticinque anni per essere venuto a vivere a Trevor Wood di estate, doveva essere pazzo, e come diceva sempre mia nonna, ai pazzi bisogna dare ragione. Però era un vero peccato che quel ragazzo fosse pazzo, perché era davvero un bellissimo pazzo.
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"Lo scrutai impercettibile. Ora, di quel bambino dalle guance paffute, dal sorriso leggermente incurvato e a tratti associale non rimasero che gli occhi. Il color azzurro dalle mille sfumature si posò sulla mia figura , come se fosse stato consapevole da sempre della mia presenza. Mi sentì pervadere da una sensazione di freddo nonostante la calda frescura che penetrava dalla finestra appena socchiusa. Il suo sguardo fu attraversato da un qualcosa di cattivo, di intimidatorio. Un qualcosa che, a mio parere, era completamente in disaccordo con i lineamenti definiti e fino del suo volto. Certo era che il suo aspetto non poteva passare inosservato. Sentivo come se potessi evaporare da un momento all'altro, quasi all'istante sotto la pressione invisibile della sua fastidiosa e precisa osservazione. Volevo semplicemente scappare lontano da tutti, lontano da lui. Per la prima volta in vita mia mi sentì sbagliata, inadeguata. Poi realizzai. La consapevolezza di dover vivere un anno della mia vita in questa casa mi schiaffeggio senza ritegno" Aurora Blake ha sempre avuto la vita perfetta. Non si è mai preoccupata del suo comportamento sconsiderato, spavaldo e di fronte ad ogni guaio sapeva di poter contare su sua madre. Ma quando l'unico genitore che ha decide di punirla finalmente per il suo ennesimo errore Aurora si ritrova ad affrontare l'unica persona che le aveva formato, in parte, il carattere. Amava e adorava suo zio Aleksander, ma mai avrebbe dimenticato quel volto che le aveva distrutto l'infanzia. Lui, che la terrorizzava. Lui, che le tirava le trecce fatte accuratamente da sua madre. Lui, suo cugino acquisito, che già all'età di sette anni aveva quel luccichio malvagio che, spesso e volentieri, gli attraversava le iridi. "Fra tutti i bambini, zio ha dovuto scegliere quello più stronzo apparentemente"

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